Intervista al sindaco di Montaione Paolo Pomponi, pronto per le Amministrative 2019

Montaione conta circa 3.600 abitanti. «Siamo una realtà particolare. Qui ci conosciamo quasi uno a uno - dice Pomponi -. Viviamo in un territorio di 105 km, con frazioni anche molto lontane tra loro. Bisogna allora cercare di mettere in campo tutto ciò che è possibile per dare qualità a chi decide di vivere in un luogo di campagna, relativamente distante da città più grandi. Se una persona vuole stare qui, soprattutto in una frazione, lo fa perché fa una scelta di vita. Cerchiamo di dare qualcosa in cambio a chi sta qua. Il nostro impegno è infatti quello di mantenere tanti servizi agli stessi livelli di qualità»

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Si ricandidano praticamente tutti i sindaci del Partito Democratico al primo mandato nei Comuni valdelsani, pronti a scendere in campo per le amministrative del 2019. Ha dato la propria disponibilità anche il primo cittadino di Montaione Paolo Pomponi, che abbiamo incontrato nei giorni scorsi per farci raccontare come mai abbia preso questa decisione e cosa voglia fare ancora per il suo territorio.

Ci accoglie all’interno del suo studio nel palazzo comunale, in tarda serata, con musica anni Ottanta di sottofondo e le fotografie dell’incontro col Papa di qualche settimana fa già incorniciate e appese alla parete.

Paolo Pomponi è prima di tutto un montaionese orgoglioso e innamorato del proprio paese. «Io sono nato a Montaione e con Montaione ho un legame proprio carnale - spiega -, non posso immaginare di vivere in un altro posto. Perdo forse un po’ di oggettività nei giudizi, un po’ come una madre con un figlio, ma io qui ci voglio proprio stare. Non a caso, l’hashtag #montaionevoglioviverequi è stato lo slogan della mia campagna elettorale nel 2014».

Pomponi parla sempre al plurale e insiste più volte sul lavoro di gruppo dell’Amministrazione. «All’inizio avevo un po’ di timore - racconta -, mi domandavo se sarei stato all’altezza. Volevo fare bene non solo per me, che ero sindaco per la prima volta, ma da montaionese per il mio paese. Credo che il risultato più bello di quest’esperienza sia quello di aver creato una squadra, in cui ognuno è una componente fondamentale. Come una squadra di basket, di cui il sindaco è capitano. Se tutti non giocano, non giocano bene, non giocano per l’obiettivo non si vince. Rivendico con orgoglio il lavoro mio e dei miei collaboratori, coi quali si va avanti con un confronto costruttivo, anche se non si è sempre d’accordo».

Montaione conta circa 3.600 abitanti. «Siamo una realtà particolare. Qui ci conosciamo quasi uno a uno - dice Pomponi -. Viviamo in un territorio di 105 km, con frazioni anche molto lontane tra loro. Bisogna allora cercare di mettere in campo tutto ciò che è possibile per dare qualità a chi decide di vivere in un luogo di campagna, relativamente distante da città più grandi. Se una persona vuole stare qui, soprattutto in una frazione, lo fa perché fa una scelta di vita. Cerchiamo di dare qualcosa in cambio a chi sta qua. Il nostro impegno è infatti quello di mantenere tanti servizi agli stessi livelli di qualità, forse con qualche spinta in avanti, senza cercare di far pagare troppo i cittadini. Penso alla mensa, al trasporto scolastico, all’asilo comunale, per esempio».

«Abbiamo appena ristrutturato il cinema/teatro - aggiunge -. È stata una scelta importante, un investimento per la cultura del nostro paese, che, anche se piccolo, non può permettersi di arretrare. Su questa stessa scia potrei parlare della biblioteca, che per noi è un posto fondamentale di aggregazione e sociale. Ci facciamo tantissime iniziative coi bambini. E poi c’è la casa di riposo Villa Serena, proprio oggi i bambini hanno fatto una festa con gli anziani, una splendida occasione multigenerazionale. Io quando vedo queste cose sono orgoglioso».

Prima di diventare sindaco è stato consigliere comunale e poi assessore nella Giunta di Paola Rossetti. «Decido di ricandidarmi perché amo il mio paese - spiega -. Il Partito Democratico mi sostiene. Se poi il nostro simbolo sarà affiancato da un’altra parola ancora non lo sappiamo. Vogliamo costruire un percorso in maniera condivisa, pertanto chi si offre di dare una mano per la stesura del programma è bene accetto. Ovviamente con dei valori condivisi.

«Lo faccio col cuore - dice - Mi auguro mi venga riconosciuto da tutti l’impegno a servizio del mio paese. Riasfaltare le strade, cercare di migliorare, essere sempre attenti alle persone che vengono qua, cercare di essere sempre presenti, sostenendo le iniziative della scuola è quello che abbiamo fatto in questi cinque anni. Nelle Amministrazioni locali il sindaco dovrebbe fare l’interesse dei propri cittadini e della propria comunità, indipendentemente dal colore politico. Se penso al progetto Castelfalfi, per esempio, penso a un progetto di sviluppo e rafforzamento di una multinazionale. Un volano per uno sviluppo ulteriore di un territorio già a forte vocazione turistica, ma con il grosso limite di una stagione (un altro cruccio) troppo corta, da aprile a ottobre, col grosso che si concentra nell’estate».

Guardando a ciò che è successo alle scorse elezioni nazionali e più in generale a quello che sta capitando in Europa, viene spontaneo chiedersi se anche qui, a Montaione, non possano esserci risultati del tutto inediti dal punto di vista politico. «I tempi sono cambiati - dice - anche nella “rossa Toscana”, in questo senso le Politiche dello scorso 4 marzo sono state una cartina di tornasole. Ci sono dei valori che sono universali secondo me. Qui si vota per una persona e una squadra che possono rispondere al meglio alle esigenze del nostro territorio e non guardo la tessera in tasca. Mi auguro che sia così.

«Da gennaio cominceremo a trovarci con la squadra operativa e decideremo che calendario darci. Un programma di idee, senza particolari dettagli, che devono guidarci nelle nostre azioni. Destagionalizzare, lavorare sulla sicurezza, migliorare i trasporti, porre l’attenzione sulle nostre peculiarità, questi i nostri obiettivi principali».

Pubblicato il 4 gennaio 2019

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