L’Officiolum di Francesco da Barberino, il primo testimone della Divina Commedia

Nasce dalla collaborazione tra il Consiglio regionale della Toscana, l'Unione comunale del Chianti fiorentino e il Centro Pio Rajna l'organizzazione di un evento di alto profilo storico-letterario nell’ambito delle celebrazioni per il 750° anniversario della nascita di Dante. Tra Firenze e Barberino Vald'Elsa si terrà la presentazione, in programma venerdì 12 e sabato 13 febbraio, dell'Officiolum di Francesco da Barberino, nella riproduzione edita da Salerno Editrice e della scoperta letteraria legata alla prima testimonianza della Divina Commedia

 
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Nasce dalla collaborazione tra il Consiglio regionale della Toscana, l'Unione comunale del Chianti fiorentino e il Centro Pio Rajna l'organizzazione di un evento di alto profilo storico-letterario nell’ambito delle celebrazioni per il 750° anniversario della nascita di Dante. Tra Firenze e Barberino Vald'Elsa si terrà la presentazione, in programma venerdì 12 e sabato 13 febbraio, dell'Officiolum di Francesco da Barberino, nella riproduzione edita da Salerno Editrice e della scoperta letteraria legata alla prima testimonianza della Divina Commedia.

L'autore

Giurista ghibellino, poeta e trattatista, Francesco da Barberino (1264-1348) fu il primo a menzionare la Divina Commedia e ad attestare una conoscenza diretta della prima cantica quando il poema era ancora in fase di composizione. L’Officiolum, redatto e decorato da Francesco da Barberino tra il 1304 e il 1309, è il testo di preghiere più antico finora conosciuto prodotto in Italia. Contiene testi in latino e in volgare illustrati da un raffinato apparato iconografico in cui si possono riconoscere suggestioni di due grandi contemporanei di Francesco: Dante e Giotto.

L'evento

Due gli incontri su cui è articolata la presentazione del facsimile de L'Officiolum di Francesco da Barberino. Venerdì 12 febbraio alla ore 18 presso la Sala del Gonfalone a Palazzo Panciatichi di Firenze. Sono previsti gli interventi di Eugenio Giani, Presidente del Consiglio Regionale della Toscana, Giacomo Trentanovi, Sindaco del Comune di Barberino Val d'Elsa, David Baroncelli, Presidente Unione Comunale Chianti Fiorentino, Enrico Malato, Presidente del Centro Pio Rajna, Giordana Mariani Canova, Università di Padova, Andrea Mazzucchi, Università di Napoli Federico II.

Sabato 13 febbraio alle ore 17,30 presso la sala del Consiglio comunale di Barberino Val d'Elsa. Interverranno Eugenio Giani, Presidente del Consiglio Regionale della Toscana, Giacomo Trentanovi, Sindaco di Barberino Val d'Elsa, Elena Borri, Assessore alla Cultura Unione Comunale del Chianti Fiorentino, Enrico Malato, Presidente del Centro Pio Rajna, l'onorevole Lorenzo Becattini. Seguirà cena Conviviale presso il Salone dei Cento - Pieve di S.Appiano.

Commenti

«La storia e l'identità di Barberino Val d'Elsa - commenta il sindaco di Barberino Giacomo Trentanovi devono molto alla figura e all'opera di uno dei maggiori intellettuali italiani della fine del '200, la scoperta dell'Officiolum e lo studio del professore Malato contribuiscono a diffondere e ad elevare il profondo valore culturale di questo vero e proprio tesoro, depositario di una tradizione e di una cultura che è quella italiana. Francesco da Barberino, Andrea da Barberino e la famiglia Barberini costituiscono le radici culturali del nostro territorio e sono per noi motivo di orgoglio».

«Si rinnova - commenta il sindaco di Tavarnelle e presidente dell'Unione comunale del Chianti Fiorentino David Baroncelli - un antico legame che storicamente unisce Tavarnelle, nata da una costola di Barberino, al territorio tra Valdelsa e Valdipesa, crocevia culturale di elevato spessore in cui lavorarono e si incontrarono personalità di spicco nel campo della letteratura e dell'arte. Francesco da Barberino e il lavoro in corso a cura del Centro Pio Rajna accendono una luce inedita sull'Officiolum, prima testimonianza della Divina Commedia. Il nostro impegno è quello di sostenere, promuovere e valorizzare percorsi di ricerca e approfondimenti su quelle che sono le nostre origini».

«Uno degli elementi cardine di questo studio - spiega l'assessore alla Cultura dell'Unione comunale Elena Borri - è l'analisi senza precedenti di un codice miniato costituito da 350 pagine complessive di cui 70 ad ampia miniatura che fa emergere relazioni interessanti tra i coetanei Francesco da Barberino, Dante e Giotto; un asse culturale a tre punte che rivoluziona gli studi danteschi rivelando gli anni di composizione della Divina Commedia, anteriori al periodo in cui si è finora ipotizzata la collocazione. Francesco è il primo intellettuale a menzionare la Divina Commedia nel suo libro di preghiera, composto tra il 1304 e il 1309».

Il Codice miniato

Il manoscritto noto come l’Officiolo di Francesco da Barberino, di cui a lungo è stata rimpianta la perdita, fino al fortunoso ritrovamento nella primavera-estate del 2003, non solo ha riportato di attualità un tema di eccezionale interesse – la figura e l’opera di uno straordinario intellettuale toscano vissuto tra il secondo Duecento e il primo Trecento, Francesco da Barberino, recuperate in collegamento con il suo lavoro piú celebrato e piú suggestivo – ma ha schiuso orizzonti nuovi nel campo dell’alta cultura dell’Italia mediana, tosco-emiliano-veneta, tra la fine del XIII e gli albori del XIV secolo, focalizzata sui nomi illustri di Giotto per l’arte figurativa, di Dante sul piano linguistico e letterario (con tutto ciò che si muove intorno a loro). Intanto, va detto che l’Officiolo di Francesco si distingue come il piú antico “libro d’ore” italiano conosciuto a quella altezza cronologica (1304-1309): il primo libro di preghiere, costruito «nell’uso di Roma », cui viene aggiunto un originale (e finora inedito) trattato allegorico sulla Speranza, che dà una connotazione del tutto inusuale a tale tipo di compilazioni. Si aggiunga che, nella prospettiva dell’alta cultura linguistica e letteraria italiana in formazione, mentre si va plasmando la nuova lingua volgare e Dante, operando la sua ardita, geniale opzione per il toscano contro il latino, fonda la letteratura italiana con quella che resterà la piú complessa e fascinosa opera letteraria di tutti i tempi, la Commedia; Francesco – già noto come il primo che ne abbia lasciato menzione (ante 1314), forse il primo che ne abbia avuto conoscenza diretta, almeno della prima cantica, quando ancora il poema era in corso di scrittura – si scopre ora autore di quell’Officiolo che si segnala come il probabile primo documento in cui sia traccia della suggestione esercitata dagli scenari infernali di Dante sull’immaginario dei suoi primi lettori.

Al tempo stesso, mentre nelle aree piú avanzate dell’Italia mediana e settentrionale (ma non solo di queste) si sviluppa una vivace dialettica tra l’arte figurativa e la scrittura, mentre Giotto va elaborando nuove forme espressive che porteranno a un rivoluzionario rinnovamento della pittura italiana sullo scorcio del Medioevo, l’Officiolo di Francesco da Barberino offre la prima attestazione del fascino esercitato da Giotto, soprattutto l’affrescatore della Cappella degli Scrovegni, sull’arte pittorica contemporanea impiegata a illustrazione del discorso verbale. La riproduzione in facsimile dell’Officiolo, fedelissima all’originale, offre una preziosa documentazione, aperta alla fruizione del vasto pubblico, della piú spettacolare invenzione iconografica nell’arte della miniatura italiana fra Due e Trecento: il capolavoro, imprevedibile nella sua magnificenza, di uno straordinario intellettuale dell’autunno del Medioevo. Centro Pio Rajna

Pubblicato il 10 febbraio 2016

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