La Battaglia di Colle, nella notte tra il 16 e il 17 giugno del 1269

Durante le lotte per la conquista del comune di Firenze per la successione al trono di Enrico V, infatti, i gruppi fiorentini si divisero in due fazioni: i guelfi, sostenitori della supremazia pontificia, da un lato; i ghibellini, sostenitori fedeli dell'Imperatore, dall'altro. Dall'inizio del 1200 e fino alla nascita delle Signorie nel XIV secolo guelfi e ghibellini hanno dominato il panorama politico toscano, con scontri, alleanze, giochi di potere, lotte civili

 
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Sono passati ben più di sette secoli da quando, nella notte tra il 16 e il 17 giugno del 1269, Colle di Val d'Elsa fu teatro di una grande battaglia: lo scontro tra le truppe ghibelline di Siena e quelle guelfe fiorentine di Carlo D'Angiò. La storia è ben nota. Durante le lotte per la conquista del comune di Firenze per la successione al trono di Enrico V, infatti, i gruppi fiorentini si divisero in due fazioni: i guelfi, sostenitori della supremazia pontificia, da un lato; i ghibellini, sostenitori fedeli dell'Imperatore, dall'altro. Dall'inizio del 1200 e fino alla nascita delle Signorie nel XIV secolo guelfi e ghibellini hanno dominato il panorama politico toscano, con scontri, alleanze, giochi di potere, lotte civili.

Nel 1251 i Senesi erano legati ai guelfi di Firenze in un patto di reciproca assistenza. Nella guerra del 1255, Siena ebbe la peggio e venne spinta a sottoscrivere un impegno a non ospitare alcun esiliato dalle città di Firenze, Montepulciano e Montalcino. Tuttavia, nel 1258, la città aveva accolto i Ghibellini fuggiaschi da Firenze, rompendo così i patti giurati. Questo episodio viene considerato il casus belli del successivo scontro: la battaglia di Montaperti (1260). Ovviamente, gli interessi delle due città erano da tempo in conflitto, sia per questioni economiche che di pura egemonia sul territorio. Siena vinse sulla guelfa Firenze, che si portò con sé tra gli sconfitti anche Colle di Val d'Elsa.

La città valdelsana era una vera e propria spina nel fianco per Siena, poiché i senesi guelfi che vi si erano rifugiati lanciavano continue incursioni nel suo territorio. Secondo alcune fonti, la situazione avrebbe potuto risolversi diplomaticamente, senza ricorrere alle armi né ad altri spargimenti di sangue. Tuttavia le pressioni del capitano Provenzano Salvani convinsero il Podestà Guido Novello ad attaccare da Siena Colle.

1.400 cavalieri e 8mila fanti, guidati da Salvani in persona, si piazzarono vicino all'Abbazia di Spugna, nell'Altopiano della Badia. Gli abitanti della città valdelsana, presi alla sprovvista, mandarono subito la richiesta di aiuto a Firenze e si richiusero nel frattempo nella parte alta di Colle di Val d'Elsa. I colligiani guelfi avevano infatti a disposizione soltanto 800 cavalieri e circa 300 fanti. Ma l'abilità e il coraggio del comandante Jean Britaud de' Nangis, soprannominato Giambertoldo di Francia, che li guidava, ebbero la migliore. In attesa delle truppe alleate in arrivo da Firenze (che arrivarono a Colle soltanto il giorno seguente), Giambertoldo pensò di intimorire i propri avversari facendo credere loro che altri soldati li avevano raggiunti. Presi dalla paura, i ghibellini combatterono male e confusamente.

La mischia dovette essere breve ma molto cruenta, perché le cronache raccontano di un migliaio di morti e di 1.644 prigionieri ghibellini. La testa di  Salvani, tra i primi a perire, finì issata sul Baluardo di Colle. Dalle mura la zia Sapia, immortalata da Dante nell'XI e XIII canto del Purgatorio, aveva osservato tutto il corso della battaglia, pregando per la sconfitta dei propri concittadini.

"Quegli è, rispose, Provenzan Salvani
ed è qui perché fu presuntuoso
a recar Siena tutta alle sue mani.
Ito è così, e va senza riposo
poi ché morì: cotal' moneta rende

a soddisfar, chi è di là tropp’osò"
(Purgatorio XI)

"Rotti fur quivi, e volti negli amari
passi di fuga, e veggendo la caccia
letizia presi ad ogni altra dispari [...]"

(Purgatorio XIII)

Nella foto la rappresentazione dell'assedio di Colle di Val d'Elsa del 1479 su tavola di gabella presso l'Archivio di Stato di Siena:

Pubblicato il 17 giugno 2016

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