La mostra di Coviello sugli artigiani di Colle

Una mostra organizzata insieme alla Pro Loco a Palazzo Priori nella cornice di Colle Alta, esattamente in Castello

 COLLE DI VAL D'ELSA
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Il colligiano Enrico Coviello con la sua macchina fotografica si è “intrufolato” nelle botteghe di Colle di Val d’Elsa, dal sarto all’orafa, dalla bottega del calzolaio alla lavorazione delle ceramiche fino al liutaio, volendo creare un viaggio per immagini alla riscoperta dei mestieri della tradizione artigiana colligiana, dove le mani ed il saper fare diventano i protagonisti. L’intento è quello di narrare la storia delle persone e lo sviluppo degli oggetti che prendono vita. Oggi questa esperienza è diventata una mostra organizzata insieme alla Pro Loco a Palazzo Priori nella cornice di Colle Alta, esattamente in Castello. È già possibile visitarla, ma un primo evento di descrizione del progetto sarà domenica 27 giugno. La mostra sarà aperta fino al 15 luglio.

Coviello, come si è avvicinato alla fotografia? 

«Sono sempre stato affascinato dalla fotografia, fin da bambino mi piaceva immortalare ricordi e fermare momenti, gite fuori porta con la macchina fotografica di mio padre. Mio padre, poi, mi regalò una macchina fotografica, ricordo bene che un giorno fui rapito anche dalla camera oscura allestita nei gruppi ricreativi che all’epoca venivano svolti all’interno delle scuole elementari di Sant’Andrea. Ogni giorno come in ogni campo c’è sempre da imparare con pratica, studio, workshop, anche visite a mostre per conoscere delle novità, andando a comprendere le visioni di altri artisti e dai maestri della fotografia. Per definire la fotografia potrei citare le parole di Henri Cartier-Bresson, è porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi ed il cuore, è un modo di vivere. È, così, che comprendi di voler approfondire il mondo degli scatti, ma si deve dedicarcisi con passione, tempo e cuore».

Qual è l’obiettivo della mostra? 

«Un po’ di mesi fa ho fatto un reportage con una scuola di fotografia fiorentina su un’artigiana liutaia. Dentro quella bottega ho incontrato un universo quasi magico. Ho riportato l’esperienza sulla mia città, tenendo in considerazione quanti sono gli artigiani, i maestri d’arte e di mestiere a Colle. Volevo conoscerli e provare a farli conoscere a tutti con degli scatti. Ho proposto il progetto ad alcune persone, che ringrazio nuovamente, sono stato ascoltato ed ho iniziato ad andare nelle botteghe, anche quelle un po’ nascoste. Ho immortalato il lavoro di uomini e donne che sanno creare, ascoltando le loro storie con il loro made in Italy, il loro made in Colle. Ho provato a raccontare con delle immagini questo mio punto di vista».

Quali sono state le sensazioni provate?

«Mi sono come imbattuto in un cosmo a tratti purtroppo dimenticato o non conosciuto da tutti, composto da antichi mestieri e da tradizioni che sono proprie di Colle attraverso la storia delle persone. È un mondo del quale sono rimasto affascinato per la dedizione di quelle persone per la loro opera».

Perché questo evento oggi?

«Questi scatti sono stati fatti tutti nel periodo di restrizioni, durante il quale tutti ci siamo adattati. Parlando con gli artigiani è sorta una riflessione sul futuro delle botteghe e delle piccole imprese artigiane. I mestieri d’arte rappresentano per il nostro Paese una risorsa economica fondamentale, un patrimonio culturale unico, frutto di una tradizione artistica e produttiva secolare che andrebbe salvaguardata. Con questi scatti colligiani ho voluto evidenziare l’importanza del loro tipo di lavoro. Vorrei ringraziarli nuovamente, per avermi fatto entrare, almeno un po’, nel loro mondo».

Tutte le informazioni relative alla mostra sono reperibili sui social e sul sito della Pro Loco di Colle di Val d’Elsa.

Lodovico Andreucci

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Pubblicato il 15 giugno 2021

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