Le donne romite che diedero vita al Santuario di Santa Maria al Romituzzo

La caratteristica impressionante è dovuta alla presenza di un elevatissimo numero di ex voto

 POGGIBONSI
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Sapete chi sono le romite?

Sono donne solitarie, in raccoglimento religioso, quasi eremite… Ed un tempo, fin dal XIV secolo, l’attuale Santuario era in aperta campagna e si dice che fu luogo di ritiro di alcune donne devote, penitenti, che qui si erano ritrovate a vivere. Si pensa quindi che il Santuario di Santa Maria al Romituzzo deve il suo nome a questo fatto.

Di alcune di queste pie donne si conosce il nome: Dina, Benedetta, Iacopa di Calcinaia ed Uliva di Ponte alla Staggia. Esse vengono ricordate in un antico documento, esistente nell'Archivio di Stato di Firenze, datato 26 giugno 1323, e in molti atti del Comune di Poggibonsi la cui popolazione offriva elemosine per il loro sostentamento.

Fu proprio nei pressi della loro abitazione che, tra la fine del 1300 e l'inizio del 1400, lungo la strada, fu edificato un piccolo tabernacolo, nel quale venne effigiata, da un ignoto pittore di scuola senese, l'immagine della Madonna della Neve. Più tardi nel 1460 venne costruita una cappella in muratura. Ebbe così inizio quella che oggi è una Parrocchia, sotto la gestione, cura e custodia di don Umberto Franchi, che abbiamo incontrato qualche giorno fa, e con dovizia di particolari ci ha raccontato la storia e la fama degli “ex voto” per cui il bel Santuario è famoso in tutto il mondo.

La leggenda narra che l'immagine della vergine fosse stata scoperta la prima domenica di maggio (tutti gli anni si festeggia) sotto un cumulo di neve caduta fuori stagione. La gente del posto si mise a scavare sentendo dei lamenti e sotto la coltre trovò una grossa pietra che su di un lato aveva raffigurato l’immagine della Madonna. La pietra venne spostata sul bordo della strada, ma nel pomeriggio del giorno seguente una forza misteriosa faceva ritornare il masso al centro della strada nello stesso punto dove era stata trovata, fu così che in quel luogo fu deciso di erigere un tabernacolo.

La caratteristica impressionante è dovuta alla presenza di un elevatissimo numero di ex voto offerti alla Madonna da parte di fedeli miracolati all’interno della chiesa e della sagrestia; assunse le dimensioni di chiesa e quindi di Santuario già all'inizio del XV secolo con il diffondersi e moltiplicarsi della devozione verso un'immagine della Madonna della Neve.

Da circa la metà del 1500 i miracoli della Madonna di Romituzzo aumentarono e in poco tempo le pareti si riempirono di oggetti votivi. Don Umberto ce ne mostra alcuni e ci racconta che si tratta di figure di parti anatomiche di parti del corpo umano per cui si era ricevuta la grazia. Si tratta di oggetti in carta pressata, materiale che era facilmente reperibile in zona e soprattutto economico, una vera e propria arte povera, dipinta a mano da artigiani di Colle di Val d’Elsa.

Ci fa vedere in particolare due di questi ex voto, che prende da un mobile nella sagrestia e ci racconta che erano stati trafugati da ignoti evidentemente poi pentiti del gesto perché di recente sono stati ritrovati all’interno della chiesa.

Purtroppo un incendio nel 1631 distrusse molti di questi oggetti votivi e le opere anatomiche rimaste ad oggi, sono un totale di 5.125: 1.400 teste, 1.171 gambe, 559 piedi, 550 mani, 425 braccia, 351 mezze figure, 278 busti, 192 figure intere, 182 bimbi in fasce, 17 figure grandi. Prima erano appesi cono un filo che li legava in colonna, probabilmente per occupare meno posto possibile, poi sono stati collocati orizzontalmente.

Nella sagrestia invece ci sono le tavolette votive. Don Umberto ci dice che non è molto che la Sovraintendenza di Siena le ha restituite al Santuario, dopo 20 anni di incertezze sul corretto posizionamento delle stesse. Sono molto belli i disegni sulle tavolette, alcune riportano i ringraziamenti “per grazia ricevuta” con scritte in latino, altre addirittura con caratteri gotici. Per chi la vuole ammirare si trova nella prima periferia di Poggibonsi sud, seguendo la Cassia in direzione di Colle di Val d’Elsa.

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Pubblicato il 6 luglio 2020

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