Le lotte e le battaglie delle donne: una storia da tenere presente non solo l'8 marzo

Siamo nel 2018 e il femminismo non si avvale più degli slogan gridati per le strade delle grandi città ma permea la società esplicando la politica della relazione e combattendo ogni giorno le differenze di genere. Ha assunto negli anni una espressione più pacata che trova accoglienza soprattutto in ambienti culturali dove si approfondiscono temi comuni, ci si informa e ci si confronta.

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Ci sono anni che entrano nella nostra storia per gli eventi che, nel bene e nel male, li hanno caratterizzati e dei quali basta una citazione per rievocare un conflitto, una conquista, un qualsiasi  evento che abbia dato una svolta decisiva alla nostra vita. Uno di questi è il  '68, uno dei periodi più turbolenti della nostra storia recente. Sono passati ben cinquant'anni e la nostra società ha vissuto da allora dei cambiamenti epocali grazie alle lotte iniziate negli anni sessanta negli Stati Uniti, per poi arrivare in Europa e in Italia dove i giovani diventarono protagonisti della scena sociale e politica. Stiamo parlando dei cambiamenti prodotti dai movimenti femministi che in quegli anni risvegliarono le coscienze delle donne, anche le più conservatrici. Si misero in discussione d'un tratto i rapporti generazionali, quelli fra i sessi, fra le classi sociali dando vita ad una rivoluzione culturale che è iniziata con i movimenti studenteschi passando dalle scuole alle Università, alle fabbriche, fino al cuore delle famiglie patriarcali in cui le donne cercavano il riconoscimento dei propri diritti dopo anni di sottomissione. Il fermento di quegli anni  assunse subito le caratteristiche di un movimento culturale volto all'emancipazione femminile attraverso l'autocoscienza e per questo nacquero veri e propri centri sociali in cui incontrarsi al fine di abbattere situazioni di condizionamenti discutendo di sessualità, di rapporti interpersonali, di riproduzione. Socializzando le donne mettevano a confronto il proprio vissuto esorcizzando  esperienze personali di una quotidianità mal tollerata. Sotto accusa l'organizzazione sociale  che  proponeva il modello maschile  verso cui la donna in quegli anni ha cominciato a porsi in posizione antagonista cercando di guadagnare terreno nei confronti di un maschilismo atavico. In realtà la battaglia delle donne era iniziata molto tempo prima, infatti si deve a Olympe de Gouges, nel  1791 la "Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina" presentata all'Assemblèe Nationale in cui si affermava che la donna nasce libera ed ha gli stessi diritti dell'uomo. Una presa di posizione critica nei confronti della Rivoluzione Francese che nel  suo messaggio di libertà e uguaglianza si era rivolta esclusivamente agli uomini. La De Gouges pagò con la vita il suo impegno sociale infatti Robespierre ne dispose la morte "per aver dimenticato le virtù che convengono al suo sesso". Fu ghigliottinata per questo nel Novembre del 1793.

Ma sarà un'altra generazione femminile a raccogliere il testimone della De Gouges, infatti bisogna aspettare il 1865 perché in Gran Bretagna inizi la storia del femminismo  per opera delle "suffragette" che reclamavano l'estensione del suffragio, il diritto al voto anche per le donne, la parità di genere sul posto di lavoro senza tralasciare  parità di diritti anche all'interno della famiglia. Soltanto nel 1918 finalmente la Gran Bretagna concederà il diritto al voto alle donne, preceduta dalla Finlandia nel 1906. Le italiane e le francesi dovranno aspettare gli anni del  secondo dopoguerra per veder riconosciuto il proprio diritto al voto nei loro paesi. In Italia sarà  il 68 l'anno che al grido di "tremate tremate le streghe son tornate"risveglierà  nuovamente le coscienze promuovendo le battaglie che hanno scandito l'affrancamento della donna da isolamento e pregiudizi che la penalizzavano  in ambito sociale e familiare.  Intanto nel 1971 veniva legalizzata la pillola contraccentiva che ebbe in Italia un grande impatto sociale liberalizzando i costumi dei giovani e aprendo un forte dibattito intorno alla morale. A partire dalla metà degli anni Settanta in numerose città furono aperte librerie delle donne, fondate case  editrici come Il vaso di Pandora e La Tartaruga, riviste femminili come Noi donne, Differenze, Quotidiano Donna, con lo scopo di creare una rete di informazione e coordinamento tra i vari gruppi che si erano formati vicini all'uno o all'altro partito politico. I temi caldi della rivolta femminile erano quelli dell'aborto, del divorzio e della violenza sessuale che purtroppo ancora oggi è spesso notizia da prima pagina.

 Nel 1978 venne approvata la legge per l'interruzione volontaria della gravidanza che toccò le coscienze di un paese di forte estrazione cattolica e conservatrice. Altrettanto importante per la svolta fu il 1981, anno in cui il Codice Penale vedrà abrogate due norme umilianti per la donna, quella sul Matrimonio riparatore e quella sul Delitto d'onore residuo fascista risalente al codice Rocco. Fu proprio una donna siciliana, Franca Viola a innescare la prima scintilla della rivolta rifiutando il matrimonio riparatore, con un "Niente ci fu", che proprio in quella terra rappresentava una convenzione sociale irrinunciabile. Il Presidente della Repubblica Napolitano, dopo cinquant'anni da quei fatti ha insignito Franca Viola dell'onorificenza di Grande Ufficiale al merito della Repubblica "Per un gesto coraggioso che ha segnato la tappa fondamentale nell'emancipazione della donna nel nostro Paese".

Altro traguardo importantissimo di tante battaglie fu il 1996 quando, dopo quasi vent'anni,  In Senato la violenza sessuale da Reato contro la morale passa a larghissima maggioranza come Delitto contro la persona, con relativo inasprimento delle pene.

Siamo nel 2018 e il femminismo non si avvale più degli slogan gridati per le strade delle grandi città ma permea la società esplicando la politica della relazione e combattendo ogni giorno le differenze di genere. Ha assunto negli anni una espressione più pacata che trova accoglienza soprattutto in ambienti culturali dove si approfondiscono temi comuni, ci si informa e ci si confronta. A Milano esiste ancora la Libreria delle Donne dove si tengono anche riunioni, si presentano libri e film. Sempre a Milano si trova la Libera Università delle Donne con un archivio e una biblioteca dove si tengono corsi di Letteratura, di politica e altro per la promozione sociale. Oggi la Costituzione afferma il principio di uguaglianza tra tutti i cittadini "senza distinzione di sesso", riconoscendo il diritto di esercitare qualsiasi professione, di essere elette e di partecipare alla vita politica del paese. Abbiamo scienziate, ricercatrici, vincitrici di premi Nobel e di competizioni internazionali, abbiamo Capi di Stato donna, astronaute protagoniste di missioni spaziali come la nostra Samantha Cristoforetti. La rivoluzione femminista è servita  a questo, ha creato parità di diritti che oggi sono acquisiti ma per la difesa dei quali bisogna impegnarsi e non abbassare la guardia. Non basta un rametto di mimosa a celebrare la donna e coloro che hanno scritto pagine di storia vera con il loro sacrificio, bisogna vivere ogni giorno con la consapevolezza dei propri valori e della propria dignità da contrapporre ad ogni tipo di violenza da quella verbale a quella comportamentale che spesso, ancora oggi, trova alimento nel silenzio e nella remissività.

Antonella Lomonaco

Nella foto un corteo di suffragette manifesta per il suffragio universale a New York nel 1912.

Pubblicato il 8 marzo 2018

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