Lotteria degli scontrini, Confesercenti: ''Dobbiamo fare le ricevitorie? Che ci paghino per farlo''

Lotteria scontrini: l’avvio anche a Siena in mezzo ai disagi

 PROVINCIA DI SIENA
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Tra i 200 e i 400 euro di spese obbligate in piena crisi pandemica per l’adeguamento delle casse. Nessun credito d’imposta per recuperarli. A questo aggiungi il tempo che va dedicato ad ogni operazione, e poi la sensazione che chi introduce questi meccanismi non si renda conto di cosa siano. Con tutto questo, come si può accogliere bene la lotteria degli scontrini?”. Così Leonardo Nannizzi, Presidente provinciale di Confesercenti Siena: da lunedì i consumatori possono teoricamente coltivare la speranza di veder estratto il proprio scontrino, e per metterli in condizione di partecipare all’estrazione il commerciante che lo ha emesso deve attivare una procedura tutt’altro che banale: “per ogni richiesta sono 6 tasti aggiuntivi da battere sul registratore di cassa - spiega Nannizzi - ma se ad esempio il cliente non ha un lettore di QR code sul telefono c’è un’ulteriore trafila da fare al posto suo. Immaginatevi come può sentirsi di questi tempi chi sta dall’altra parte del banco e si vede costretto a ripetere tutto questo anche per un semplice caffè da un euro”.

A fronte dei forti timori espressi dalle associazioni di categoria lo scorso anno, l’avvio della lotteria da fine anno stata posticipata a inizio febbraio, con un periodo di tolleranza senza segnalazione fino a marzo per chi si deve adeguare. Ma la strada è segnata, ed è quella di un ulteriore dispendio di soldi ed energie che, soprattutto per  le piccole imprese in preda alla crisi pandemica,  va in senso opposto a ciò di cui avrebbero bisogno. “I provvedimenti degli ultimi mesi hanno previsto bonus e crediti d’imposta di vario tipo - denuncia il Presidente di Confesercenti - ma nessuno di questi è stato pensato per alleggerire la spesa, anche fino a 400 euro, che ogni esercente si trova costretto a sostenere per la lotteria. In più c’è la diffusa impressione che chi ha elaborato tutto questo meccanismo non abbia mai nemmeno simulato il suo funzionamento in un esercizio commerciale, e tantomeno abbia ritenuto utile ascoltare il parere di chi invece in negozio o al bar ci sta tutti i giorni. In pratica, per ogni vendita effettuata, viene chiesto ad ogni esercente di fare quello che fino ad oggi era un ruolo specifico di un profilo commerciale ben preciso, quello delle ricevitorie; una beffa per loro quanto per tutti gli altri esercizi, che preferirebbero impiegare il loro tempo per servire al meglio il cliente con la propria specifica offerta. Se proprio c’è chi vuole farci fare il banditore, che ci indennizzi per farlo; non ci basta certo la prospettiva di poter partecipare all’assegnazione dei premi, che è  di fatto una chimera: per un semplice calcolo di probabilità è facile capire che toccherà soprattutto a chi fa una grossa mole di scontrini, ovvero alla grande distribuzione”.

Come già in passato, il Presidente di Confesercenti chiede la ragione di fondo di tutto questo: “una trafila aggiuntiva e milioni di soldi pubblici spesi per attivarla, anziché una sinergia tra Entrate e Servizi Interbancari, che già dispongono dei dati sulle transazioni: a chi giova? Con quel risparmio si poteva favorire un calo della pressione fiscale, che aiuterebbe - quello sì - a contenere l’evasione”.

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Pubblicato il 3 febbraio 2021

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