Niente più musica in Colle Alta, sospesa la rassegna Play Borgo. La polemica e qualche riflessione

Il 18 agosto avrebbero dovuto suonare in Piazza Santa Caterina i Karmadelic, che, rattristati, scrivono sulla propria pagina Facebook: «Siamo amareggiati non tanto per la serata persa, ma per come un'entità che dovrebbe provare a capire ed aiutare tutti cerca sempre e solo di capire i pochi amici e ammanicati vari»

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L’altro ieri, come ogni venerdì sera da parecchi anni, avrebbe dovuto tenersi in Piazza Santa Caterina, nel cuore di Colle Alta, un concerto della rassegna “Play Borgo”, promossa da Jeka Winebar, Bar Santa Caterina e dal centro commerciale naturale Colgirandola. E invece niente, la serata è saltata, insieme a tutte le successive. Il motivo? Non è stato spiegato ufficialmente, ma è facile da intuire: la decisione è stata presa in seguito a una denuncia (almeno così ci ha riferito uno degli organizzatori) per eccessivo rumore. La notizia era nell’aria, chi frequenta il posto lo sa bene, e non per il troppo chiasso ma per una vera e propria guerra in atto ai locali coinvolti, almeno così si dice. E così se ne va un altro dei pochissimi luoghi rimasti in cui ascoltare musica dal vivo a Colle di Val d’Elsa.

Il 18 agosto avrebbero dovuto suonare in Piazza Santa Caterina i Karmadelic, che, rattristati, scrivono sulla propria pagina Facebook: «Siamo amareggiati non tanto per la serata persa, anche se era una serata dove ci faceva davvero piacere essere per l'amicizia che alcuni di noi hanno con il luogo, ma per come un'entità che dovrebbe provare a capire ed aiutare tutti cerca sempre e solo di capire i pochi amici e ammanicati vari. Siamo amareggiati di come si riesca tranquillamente e, senza pensarci due volte, a mettere in ginocchio due attività fatte da ragazzi che si impegnano per far sì che qualcosa si muova. Siamo amareggiati perché il largo alla gioventù è ancora lontano dall'essere messo in atto. Questo non è un paese per vecchi... questo è un paese di vecchi!».

Sul web si sprecano le polemiche e i commenti. “Fino a quando gli interessi privatamente collusi, senza possibili accordi avranno la meglio sulla Res Pubblica assisteremo a questo tipo di scempio”, scrive qualcuno. E ancora: “Pare si divertano a rovinare tutto”, “che vergogna”, “un momento di aggregazione che gli altri comuni dovrebbero pagare per avere”. Lo sdegno è tanto, comprensibilmente.

Il Piano Comunale di Classificazione Acustica, approvato nel 2005, e consultabile nell’albo pretorio, parla chiaramente: le attività rumorose a carattere temporaneo, esercitate presso pubblici esercizi o circoli privati a supporto dell’attività principale licenziata (come ad esempio piano-bar e serate musicali), quando non superano complessivamente 30 giornate in un anno, non devono superare i 60 decibel, dalle ore 22.00 alle 24.00.

Sul sito Riabilitazione e Logopedia, dove è spiegato cosa sono i decibel e quanto è forte un suono, si legge che “il discorso durante la conversazione è a circa 60-70 dB; un sussurro è di circa 20 dB”. Secondo Quantizzando.org il rumore di una macchina è quantificabile in 90 dB, un trapano 120 dB. Capite bene che è fin troppo facile superare certi limiti con gli strumenti musicali. Anche solo la voce lo farebbe. Verrebbe da supporre allora che qualunque attività all’aria aperta, una bevuta al tavolino, quattro chiacchiere tra amici, possono infrangere i limiti consentiti dalla legge. Allora perché era tutto regolare? Come mai negli anni precedenti tutto era filato liscio? E soprattutto, se è vero che l’Amministrazione di Colle non ha responsabilità su quanto successo, cosa può fare invece politicamente per sostenere iniziative come Play Borgo, che offrono una città più viva per chi la abita e chi la visita? E cosa può fare per tutelare chi investe nella musica e in manifestazioni come queste?

Alessandra Angioletti

Pubblicato il 13 agosto 2017

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