Nuova Zelanda, bufera sulla pubblicità choc di San Giuseppe e la Madonna raffigurati a letto insieme

In Nuova Zelanda un cartellone pubblicitario ha scatenato una vera e propria bufera di polemiche. Il motivo? La pubblicità raffigura San Giuseppe e la Vergine Maria a letto, il cartellone è appeso fuori da una chiesa anglicana a St Matthew's. L'immagine è accompagnata dalla scritta: ''Povero Giuseppe, Dio è difficile da seguire''

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In Nuova Zelanda un cartellone pubblicitario ha scatenato una vera e propria bufera di polemiche. Il motivo? La pubblicità raffigura San Giuseppe e la Vergine Maria a letto, il cartellone è appeso fuori da una chiesa anglicana a St Matthew's. L'immagine, fatta affiggere dal vicario della chiesa, è accompagnata dalla scritta: "Povero Giuseppe, Dio è difficile da seguire". "Per la nostra tradizione natalizia bimillenaria, Maria è rimasta vergine e Gesù è il figlio di Dio, non di Giuseppe - ha affermato, indignato, Lyndsday Freer, portavoce della comunità cristiana neozelandese -. Questo poster è inappropriato e irrispettoso".

Secondo un giornale locale, l'immagine sembra suggerire che i due "abbiano appena avuto un rapporto sessuale". Solo poche ore dopo l'affissione, il cartellone è stato deturpato. Qualcuno ha coperto entrambi i volti dei santi e la scritta con della vernice marrone. L'arcidiacono Glynn Cardy, vicario della chiesa di St Matthwès, ha spiegato che il cartellone è stato affisso per "provocare riflessione e dibattito sulle vere origini del Natale". "Il cristianesimo progressista si distingue non soltanto per una visione univoca - ha continuato Cardy - ma anche per instaurare un dialogo con chi la pensa diversamente".

La pubblicità sicuramente provoca e fa riflettere. E forse è anche un tantino blasfema. Dipende molto dall'occhio che la guarda e dai vari punti di vista. Solo una cosa è certa: se la stessa cosa fosse successa in Italia la polemica sarebbe stata molto, molto, molto più accesa... e con conseguenze sicuramente più gravi per il fautore di questa insolita pubblicità.

Valentina Rabazzi

Pubblicato il 23 dicembre 2009

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