Più forti contro la violenza, la Valdelsa ha la Casa Rifugio

La Casa Rifugio è gestita dal Centro AntiViolenza-Donne Insieme Valdelsa attraverso una equipe di operatrici formate che lavora all'interno della casa, e sulla base di un regolamento interno in accordo con le linee previste dal coordinamento toscano dei Centri AntiViolenza, Tosca, e dal Coordinamento nazionale D.i.Re

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E' già aperta in Valdesa la Casa Rifugio per aiutare le donne che vogliono uscire dalla violenza. «Uno strumento ulteriore per continuare il nostro lavoro contro la violenza di genere  – dice il presidente del Centro Pari Opportunità Altavaldelsa Lucia Coccheri – L'apertura di questa struttura si inserisce in un percorso portato avanti in sinergia da tutti i soggetti delle rete contro la violenza che si sono dotati di protocollo operativo e si accompagna all'attività quotidianamente svolta da tutti i soggetti coinvolti. E' un valore aggiunto per il territorio, un progetto al momento sperimentale e che potrà trovare una sua continuità con il sostegno dei Comuni della Valdelsa a questa azione di lotta alla violenza domestica e al centro antiviolenza».

La Casa Rifugio è gestita dal Centro AntiViolenza-Donne Insieme Valdelsa attraverso una equipe di operatrici formate che lavora all'interno della casa, e sulla base di un regolamento interno in accordo con le linee previste dal coordinamento toscano dei Centri AntiViolenza, Tosca, e dal Coordinamento nazionale D.i.Re.

Nel corso del 2015 l'associazione ha seguito 49 donne (44 nuovi casi di donne vittime di violenza e 5 che si erano rivolte al Centro negli ultimi mesi dell'anno 2014) provenienti da un territorio anche più esteso di quello dell'Altavaldelsa.

«C'è una rete che lavora quotidianamente – dice Patrizia Cencetti, presidente del Centro – e lo vediamo anche nelle diverse tipologie di accesso. Vi sono donne che si sono rivolte da sole al Centro, altre che sono state inviate da altri soggetti come servizi sociali, forze dell'ordine, pronto soccorso, e addirittura altre ancora che ci hanno cercato su suggerimento di soggetti privati. Rileviamo che c'è aumento di accessi diretti e una maggiore differenziazione fra le donne che ci cercano». Negli anni precedenti la maggior parte avevano tra i 30 e i 40 anni con figli piccoli mentre nel 2015 vi sono state anche donne giovani e giovanissime  e donne più anziane.

«L'attività svolta è delicata – dice Cencetti - e passa dai colloqui di prima accoglienza a quelli successivi di rafforzamento e di individuazione dei percorsi di uscita, a quelli di sostegno e consulenza legale». Si parla nel 2015 di quasi trecento colloqui che si sono svolti in sede con le operatrici volontarie ma anche con il legale e lo psicoterapeuta dell'associazione, a cui si aggiunge la supervisione condotta dal consulente dell'Associazione.Le situazioni più complicate restano quelle caratterizzate da violenza domestica là dove sono presenti minori, sia per le difficoltà della donna ad intraprendere un percorso di autonomia, sia per l'esigenza di salvaguardare in primis i diritti dei minori coinvolti.

«La presenza di una struttura protetta è una risposta importante sia per la donna che per i minori coinvolti – dice Coccheri – Chiaramente la sinergia è stata importante per raggiungere l'obiettivo e lo sarà ancora per il suo funzionamento e per gli altri progetti utili per rafforzare la rete contro la violenza». Accanto all'attività quotidiana e all'impegno che ha visto il Centro e le operatrici partecipare a numerose  iniziative di promozione, sensibilizzazione, formazione, altri progetti sono in costruzione. In particolare quello di dotare il Centro e il territorio di professioniste formate sulla violenza ed in rete tra di loro in modo da dare risposte sempre più professionali ed integrate all'utenza e alle cittadine della Valdelsa. I primi due incontri sul tema si sono già svolti. 

Pubblicato il 7 aprile 2016

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