Poggibonsi e i suoi cappelli

Tutti sappiamo come Poggibonsi abbia prodotto e produca ancora camper, mobili, vino. Nel seicento era famosa anche per il tabacco da fiuto

 FRANCO BURRESI
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Tutti sappiamo come Poggibonsi abbia prodotto e produca ancora camper, mobili, vino. Nel seicento era famosa anche per il tabacco da fiuto.

Probabilmente molti non sanno che nell’800 era invece altrettanto famosa per i suoi cappelli di pelo.

Nei primi anni dell’800, al tempo in cui la Toscana si trovava sotto Napoleone, erano ben 4 le fabbriche di cappelli di Poggibonsi, di cui la più importante, quella dei fratelli Jacopo, Antonio e Giuliano Consortini, esistente almeno dall’anno 1801. Le fabbriche, secondo Antichi e Morandi, impiegavano circa 60 lavoranti e producevano circa 15.000 cappelli all’anno. Parte della materia prima (pelo di cammello, di lepre ecc.) veniva acquistata a Livorno e i prodotti finiti erano, oltre che venduti in provincia, anche esportati, perfino nel continente americano.

Proprio Napoleone provocò però una momentanea crisi di tali fabbriche, con il blocco continentale e la chiusura del porto di Livorno, tanto che nel 1812 queste sono ridotte a 3, la produzione è ridotta ad un quarto e la famiglia Consortini, vista la crisi del settore, decide di aprire presso la bottega di cappelli anche una sala da biliardo.

Ma l’industria dei cappelli non muore e continua anche dopo l’avventura napoleonica, se il proprietario terriero Lapo de’ Ricci, tenutario di poderi nel fiorentino, trova modo di rimproverare un suo mezzadro perché un figlio di costui non è a lavorare nel podere, ma è andato a Poggibonsi a comprarsi un cappello, quando lo poteva trovare più vicino, a San Casciano.

Nel 1842 lo Zuccagni-Orlandini ci informa che sono presenti a Poggibonsi 3 cappellifici. e ancora nel 1864 si registrano 3 fabbriche (Consortini, Gianni e Conti), che impiegano 21 uomini, 3 donne e (ahimè) 9 ragazzi, con un salario che va da 1,12 a 1,80 lire a giorno e per i ragazzi è di soli 50 centesimi! Le tre fabbriche producono 4.000 cappelli all’anno. Si tratta di “cappelli di pelo”, di “pel di lepre”, o di coniglio o di cammello; poi si fanno anche cappelli di lana o di “pelo di cane”, come si legge nella statistica allegata, tratta dall’Annuario Corografico per la Provincia di Siena del 1865. Altre fabbriche si trovano in Provincia a Siena (4), a Chiusi (1), Montepulciano (1), Trequanda (1).

Nel 1891 le fabbriche rimaste sono però ormai solo 2, che impiegano in tutto 8 lavoratori, tra cui 1 minore.


Tornando all’episodio di Lapo de’ Ricci riportato dal Giornale Agrario Toscano, vale la pena di leggere il resoconto che lo stesso proprietario fa del colloquio avuto con il suo mezzadro, che ci dà un’idea, oltre che della qualità e convenienza dei cappelli poggibonsesi, dei rapporti esistenti allora tra padroni e contadini.

Lapo de’ Ricci, a cavallo, si reca a far visita ad un suo podere, ma non riesce a trovare più il passaggio; chiama il contadino da lontano, questi lo vede, ma invece di venirgli subito incontro, va di corsa verso casa. Il padrone va avanti e finisce nel fango. Dopo un po’ di tempo ecco il contadino; il padrone si arrabbia per il fatto che non gli sia venuto subito in soccorso e l’altro si giustifica dicendo che era andato a cambiarsi i pantaloni perché si vergognava a presentarsi in uno stato così miserevole. Alla fine il padrone riesce a passare.

Così il racconto:
Padrone: "... Passammo intanto alla meglio, ed invece di trovar la viottola ci trovammo in mezzo alla terra lavorata, onde soggiunsi: vedi, si sciupa anche questo terreno; sarei di parere che tu riaprissi il passo dove era, e chiudessi questo con dei sassi per riacquistare la terra perduta; anzi vorrei che fosse fatto presto"

Contadino: "Farò come la comanda, contento lei, contenti tutti; subito che torna il mio figliolo glielo dico, e si accomoda"

Padrone: "Ma dei figliuoli ne hai più d'uno!"

Contadino: "Geppe è impicciato per lei; deve essere alla villa; l’ho mandato stamattina a portare il penzolo alla fattoria"

Padrone: "E Bista?"

Contadino: "È il maggiore, e delle bestie, non fo per dire, se ne intende. È passato il suo fratello cugino; cioè, la mia zia e il suo nonno eran fratelli carnali, insomma si chiaman cugini, e poi son sempre parenti; un servizio fra noi altri non si può fare a meno..."

Padrone: "Ah… sta bene… la parentela non è grande… ma pure cosa è andato a fare?"

Contadino: "È andato a refertare un paro di bovi"

Padrone: "O l’altro?"

Contadino: "Oggi si aveva poco da fare, aveva un agnellino che voleva ammazzare per la vendemmia, ma invece lo vendè... che vuole, dei quattrini non ne veggon mai... e son giovanotti, ed è andato a Poggibonsi a comprarsi un cappello"

Padrone: "Come mai a Poggibonsi? In un'ora andate a San Casciano, e per andare a Poggibonsi ci vogliono almeno tre ore"

Contadino: "Le dirò, a Poggibonsi i cappelli son meglio, e costan meno"

Padrone: "Vedete come fate voi altri contadini; per risparmiare un paolo in un cappello perdete una giornata di lavoro! Quello che è andato a refertare i bovi, quando torna?"

Contadino: "Può star poco, è andato stamane all'alba"

 Padrone: "Ma ora sono due ore dopo mezzogiorno"

Contadino: "Che vuole, mezz' ora più o meno non ci si può guardare"

Padrone: "Dite malissimo, perché la prima economia è quella del tempo; insomma vedete, a forza di non farne conto, di tre figli non ne avete alcuno a casa"

Contadino: "Ma tornano subito, perché non hanno vizi, sa... non sono di quelli che si fermano per la strada, le osterie non sanno come son fatte; non sciuperebbero un quattrino per tutto l’oro del mondo"

Padrone: "Cotesto sarà vero, ma la sostanza è che non stando al podere non si lavora e le faccende restano indietro"

Contadino: "Non dubiti, fanno più loro in un giorno che tanti che io conosco in una settimana"

Padrone: "Sarà vero, ma molti hanno già vangato del terreno, e voi…"

Contadino: "Gli dirò, vangare presto qui non si può, ci vengono i succiameli..."

Padrone: "Ma quei sassi che vi dissi di levare dalla calorìa la setti-mana passata, non gli avete levati..."

La discussione prosegue ancora un bel po’ su questa linea…

(v. anche Burresi-Minghi: “Poggibonsi al tempo di Pietro Leopoldo, Napoleone e Garibaldi”)

Franco Burresi

Immagini: il porto di Livorno, di G.Fattori; tabella statistica dall’Annuario Corografico per la Provincia di Siena, anno 1865.

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Pubblicato il 20 febbraio 2021

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