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Poggibonsi e il gioco della morra

Il gioco della ''mora'', o ''morra'', pare sia uno dei più antichi in assoluto. Sicuramente nel secolo XVIII il gioco era diffuso anche a Poggibonsi

 FRANCO BURRESI
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Il gioco della "mora", o "morra", pare sia uno dei più antichi in assoluto. Era molto diffuso presso i Romani con il nome di "micatio", (dal verbo micare, cioè guizzare, saltellare, in riferimento forse alla velocità con cui i giocatori muovevano le dita). Il gioco consiste nell'abbassare simultaneamente le mani aprendo un certo numero di dita e gridando contemporaneamente un numero da 2 a 10. Vince chi indovina la somma del numero delle dita aperte dei giocatori. E' un gioco che richiede sveltezza, prontezza di riflessi, astuzia.

Incerta è l'origine del nome, che qualcuno vuole derivi dal latino murris (cumulo di pietre), in quanto gioco praticato soprattutto dai pastori, seduti su muretti di pietra; altri fanno derivare il nome dal frutto della mora, la cui forma ricorda vagamente la mano chiusa a pugno del giocatore, ma esistono anche ipotesi diverse.

Sicuramente il gioco era diffuso anche a Poggibonsi nel secolo XVIII perché la sera del 24 agosto 1735 fa la sua comparsa nelle cronache giudiziarie per una lite sorta tra due giocatori, degenerata poi addirittura in rissa.

Il 24 agosto, nel secolo XVIII, si celebra a Pini, presso la Chiesa di S.Bartolomeo, oggi purtroppo in rovina, e davanti alla villa del nobile Sesti-Cavalcanti, la festa di S.Bartolomeo, festa che vede ogni anno una grande affluenza di pubblico e di banchi di venditori di dolci, con tanto di riti sacri e processione, ma pure di divertimenti e giochi, anche d'azzardo.

Il fatto in questione però si svolge in paese, nel centro abitato di Poggibonsi, dietro la bottega del fabbro Francesco Muzzi, presso un muricciolo. Qui, alle 23.30 circa, giocano alla morra, "di un soldo dito dito", tali Domenico Buzzichelli e Lucchese Cioni (o Ciorri, difficile decifrare il cognome riportato nel documento). Il gioco sta andando avanti già da una mezzora e il Buzzichelli sta vincendo 20 soldi. Il Cioni non ha però moneta spicciola ed ha messo sul muro, a garanzia, un sampetronio, moneta di un certo valore, dello Stato Pontificio. Ad un certo punto però, visto che sta perdendo alla grande, decide di troncare il gioco. Raccoglie il sampetronio e cerca di andarsene, ma il Buzzichelli lo ferma prendendolo per la giubba e dicendogli che intende essere pagato. Il Cioni risponde che non può pagarlo perché il sampetronio non è suo e che lo pagherà un altro giorno. L'altro però insiste nell’esigere subito i suoi 20 soldi e lo trattiene presso il muricciolo.
Il Cioni a questo punto, vistosi messo alle strette, lo prende per il colletto della camicia, gli strappa una catenina, dopodiché lo apostrofa con i titoli di "baron fottuto" e "birbone" ed infine completa l’opera mollandogli un "cazzotto nell'occhio mancino" tale da far rimanere il Buzzichelli letteralmente "sbalordito". E meno male che lì vicino ci sono tali Girolamo e Giuseppe Catoni e Lucchese Guidi, che intervengono ad interporsi tra i due e ad evitare guai peggiori per il Buzzichelli, il quale, tuttavia, il giorno dopo, con l'occhio tumefatto, denuncia l'aggressione subita.

Molti giochi nel secolo XVIII, a Poggibonsi, dalle carte, alle bocce, alla morra, appunto, finivano spesso così, con liti o risse tra i giocatori. Anche per questo, oltre che per evitare perdite di denaro tali da rovinare le famiglie, tali giochi erano tenuti sotto stretto controllo ed alcuni letteralmente vietati dalle leggi del tempo.

Nell'immagine: giocatori di morra (allievo del Caravaggio)

Franco Burresi

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Pubblicato il 21 maggio 2022

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