Vivaio Il Roseto

Poggibonsi e il ladro bottegaio

Sono le 22 del 2 marzo 1799, quando al portone di via Maestra bussa, cosa insolita data l'ora, tale Pietro Morelli, che abita nella casa accanto

 FRANCO BURRESI
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Domenico Casini, figlio di Pietro, nella seconda metà del Settecento  è un benestante poggibonsese, fattore presso Badia, dove abita in una sua villa, nonché produttore e mercante di vino, ma anche proprietario di un immobile nella via Maestra di Poggibonsi, con annessa  una spezieria, gestita dal figlio, che ha preso, come usava a quei tempi, il nome del nonno, appunto, Pietro. Nella casa di via Maestra c’è anche un servitore, tale Giovanbattista Cantagalli, ed abita saltuariamente, in una camera adiacente alla spezieria, Romolo Marmocchi, di anni 20, che fa tirocinio per imparare l’arte dello speziale.

Sono le 22 del 2 marzo 1799, quando al portone di via Maestra bussa, cosa insolita data l’ora, tale Pietro Morelli, che abita nella casa accanto, il quale  domanda di comprare un fiasco di vino.  Il servitore lo fa entrare e l’uomo coglie intanto l’occasione per rendersi conto di come è fatta la casa, accompagnando il servitore fino in cantina. Il Morelli quindi esce con il fiasco di vino e il servitore, dopo aver girato la chiave nella serratura, se ne va a letto. Anche Pietro Casini dorme già da un pezzo. Passa un po’ di tempo e ad un tratto il Morelli batte tre colpi sulla persiana della camera a piano terra dove dorme il Marmocchi, con il quale si è messo precedentemente d’accordo. Quest’ultimo si alza ed apre il portone d’ingresso cercando di non far rumore, quindi i due si introducono nella bottega, dove, in un cassetto di un armadio stanno riposti, il Marmocchi lo sa,  avvolti in un panno di canapa, circa 200 scudi “in pezzi da 10 paoli d’argento di Toscana”, oltre a una quantità di monetine imprecisata di vario taglio. Il Marmocchi è pratico della bottega, quindi i ladri vanno a colpo sicuro. Riescono a forzare il cassetto servendosi di un pesto di ottone che veniva usato per preparare le medicine di allora e il Morelli se ne va quindi con la refurtiva, mentre il Marmocchi richiude l’uscio d’ingresso, dimenticandosi però di girare la chiave. La mattina del 3 marzo il servitore si meraviglia, nell’aprire il portone, del fatto che la chiave non è girata, essendo convinto di averlo fatto prima di andare a letto e Pietro Casini, nell’entrare nella spezieria, trova delle cose fuori posto e si accorge quindi del furto. Viene mandato a chiamare subito il padre Domenico, a Badia, che  accorre e non può che constatare il furto avvenuto.

Nessuno sospetta dei due autori, anche se alcune monetine, cadute evidentemente nella fretta della fuga, vengono trovate nel tratto di strada compreso tra la spezieria e la casa del Morelli. Il diavolo, però, si sa, fa le pentole, ma non i coperchi, ed uno dei due ladri  si confessa da solo. Il Morelli compra infatti un orologio nuovo a Siena, alcuni oggetti considerati di lusso a Firenze, ed è una cosa strana per uno che fino allora poteva a stento sostenere se stesso e la famiglia. Mancano le prove, ma i due sentono che il cerchio attorno a loro si stringe e provano forse anche un po’ il rimorso della coscienza. Non hanno il coraggio di presentarsi davanti ai Casini e fare atto di pentimento, quindi decidono di ricorrere ad intermediari. E’ così che  una sera Domenico Casini vede venirsi incontro presso la sua villa di Badia il medico condotto Alessandro Sestini, il canonico Giuseppe Marmocchi e Jacopo Ninci, suo dipendente, i quali gli rivelano il nome degli autori del furto e lo pregano però contemporaneamente di non  sporgere denuncia, con il patto che tutto il valore della refurtiva gli sarà restituito. Il Ninci se ne fa garante. Cosa che in effetti avviene, anche se a rate, visto che qualcosa ormai era già stato speso. Tutto finisce così, con un gesto di pentimento e di riparazione ed uno di magnanimità e di perdono da parte di un uomo, Domenico Casini,  ormai più che sessantenne, che di mondo ne ha visto e sa un po’ come girano le cose degli uomini. Il Morelli può continuare la sua attività, pur poco remunerativa, di cappellaio e il Marmocchi potrà gestire in seguito una sua bottega di speziale.

Franco Burresi

Questo e tanti altri episodi di cronaca sono reperibili nel libro che sarà presentato il 17 dicembre prossimo presso la sala Set del Politeama di Poggibonsi, intitolato “Poggibonsi nel Settecento - dai Medici a Pietro Leopoldo, alla Rivoluzione”.

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Pubblicato il 4 dicembre 2022

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