Poggibonsi e il poeta popolare Antonio Bondi

A Poggibonsi c'è una piccola piazza, all’inizio di via Redipuglia, generosamente definita “largo”, ma affatto generosamente, anzi, doverosamente, dedicata ad Antonio Bondi

 FRANCO BURRESI
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Antonio Bondi (1863/1944)  ha raccontato in versi, spesso mettendoci anche del suo e facendosi prendere un po’ la mano dalla fantasia, molte vicende storiche legate alla nostra città, dalle esperienze pittorico-amorose di Salvator Rosa in quel di Strozzavolpe nel sec.XVII, alle avventure estreme di Lucchese Fornai, detto Chesino, in Russia durante la campagna napoleonica del 1812 (“A veglia da Chesino”- Castelfiorentino 1922), al passaggio da Poggibonsi di Garibaldi nel 1849, braccato dagli Austriaci (“Garibaldi a Poggibonsi”- in Misc.Stor.Valdelsa 1961). Scrive il Bondi circa l’arrivo di Garibaldi alla casa Bonfanti:

“….Giunse all’uscio e giù due botte

col bastone vi menava

che già alta era la notte…”

 (In realtà quando Garibaldi arriva a Poggibonsi sono circa le otto di mattina, quindi si capisce come il Bondi, a volte, abbia dato pieno sfogo alla fantasia.)

Antonio Bondi, però, non è stato solo questo. E’ stato infatti soprattutto un attento osservatore e descrittore dei costumi di vita dei nostri concittadini dei primi decenni del novecento, di cui dimostra nelle sue rime di conoscere tutto: la vita svolta, i mestieri, le alterne sorti, le aspirazioni, perfino i sentimenti. Tutti aspetti della persona che racconta con tatto, con simpatia, con partecipazione emotiva, dalla postazione del suo “osservatorio”, situato all’angolo del Palazzo Pretorio, dal quale si diverte a veder passare le persone e a scrutarne lo sguardo e i pensieri (“L’Osservatorio” – Castelfiorentino 1924). Così introduce la sua raccolta:

Tranne che quando piove/ al canto del Pretorio /propinquo a S.Gregorio/ sto dall’otto alle nove:/ elessi, e non altrove /io, qui, l’Osservatorio /pel flusso transitorio / che incesso attorno muove / e in diuturna azione/ vicende paesane / da qui noto e persone…”

 Anche quando punge, mettendo in evidenza alcuni difetti, fisici o morali, lo fa sempre con delicatezza, quasi con affetto, come se i pregi o i difetti della popolazione poggibonsese fossero gli stessi suoi difetti, manifestazioni della vita, di un mondo corale, di cui lui stesso si sente parte integrante ed attore. E’ così, ad esempio che accenna appena,  di passaggio, all’opulenza del clero:

“Fiottando la sottana / appare un sacerdote / ampio di spalle e gote /color di melagrana…”

 Altrove celebra, nell’ironico bozzetto “L’emigrato”,  le glorie del prof. Pieraccini:

“Guarda chi vedo!...appare/ da lungi il professore /che alla città maggiore /andonne ad abitare: / le sue virtù preclare / or brillano in fulgore: / d’idee qual assertore,/ di clinico esemplare…”

 Ma tutte le classi sociali passano attraverso l’osservatorio del Bondi, e tutte le capacità, spirituali o materiali, sono ugualmente esaltate, come quando celebra le virtù di un semplice muratore:

“Settant’anni ha passati / ad oprar di cazzuola / e di solide suola / costrusse fabbricati: / i metodi imparati ha d’esperienza sola / e senza andare a scuola / fe’ chiese e colonnati…”

 Anzi, sembra a volte ammirare proprio le persone più comuni, autodidatte, quelle che dimostrano genio e sanno fare di tutto, come nel “Sarto barbiere”:

“E’ provetto sartore,/ ed a tempo avanzato/ con un aiuto a lato / fa il barbitonsore : / di quello è suonatore / strumento pizzicato /che scoccia il vicinato / di buio pesto all’ore…”

 L’osservatorio mattutino gli permette pure, ogni tanto, di mettere l’occhio sulle belle donne poggibonsesi che si recano in chiesa o a  fare spesa, anche se sa, però, che sono certamente fuori della sua portata:

“Passa una bella bruna / di forme rotondette /e investe di saette / che la pupilla aduna/…../ coma sarìa giocondo /serrata averla al fianco / in una sera al Tondo! / Ma di speranza manco…/ Pur di mirarla a fondo / sazio non son né stanco.

 Bondi è fustigatore di certi giovani scapestrati nella guida:

 “…ancora non edotto/ l’auto a pilotare / un parafango ha rotto; / quando saprà guidare / d’accorgimento dotto / allor potrà volare…

o anche di ragazze un po’ frivole:

“… di giovani codazzo / hanno, ma son di quelli / che non dan velo e mazzo; / e indarno nei pratelli / vanno a gioir del razzo / lunare con quei merli.

 Nel tratteggiare le varie “prede” dell’osservatorio, il Bondi ha sempre come punto di riferimento la città di Poggibonsi, con la via Maestra, le sue botteghe, le strade e le piazze circostanti, ma perfino il paesaggio attorno, come quando, per descrivere la bellezza di una ragazza, fa ricorso all’Elsa:

“…luminosa parvenza / com’Elsa al raggio face / spande fosforescenza”

In alcuni precedenti lavori (“Fra l’Alpi e l’Isonzo. Frammenti d’epopea” – Castelfiorentino 1915), il Bondi si era fatto prendere la mano dalla retorica. Il mito della “facile vittoria” a costo della vita aveva contagiato anche lui. Ma anche lì, pur giustificando fondamentalmente una guerra assurda come la prima guerra mondiale, e la perdita di tante giovani vite, non aveva mancato di sensibilità e delicatezza, come nel descrivere un addio tra il soldato e la mamma:

“Stretta la mano mi levai d’accanto/ per lasciarlo alla mamma, a cui sul viso/ le lacrime bagnavano il sorriso / che ratteneva sulle labbra il pianto:/ quante cose gli disse, e quale incanto / d’amor fremeva nel suo dir conciso! /Lo guardava negli occhi fiso, fiso, / frenando a forza l’angoscioso schianto. / Quando il treno fu lungi, a me, pervaso / di mestizia si volse e : -Poverino!- /  è sempre stato buono – disse – il naso / gli pigliavo… così… da piccinino / e non piangeva, sa, non c’era caso…/ e com’era grazioso… un angiolino!”

 L’apice poetico il Bondi lo raggiunge, comunque, in alcuni suoi bozzetti, che sono squarci di vita, fotografie dei costumi di un tempo, come quello, realistico e simpatico, dedicato ad una venditrice di castagne, intitolato “Doppia cottura”:

“ A vender le bruciate

alle scale di chiesa

seduta è donna obesa

a cianche spalancate:

 la fornacetta accesa

mandarle dèe vampate

a quelle parti ombrate

che il nominare è offesa:

 -Boni marroni, boni!-

urla e ‘l fornel rovito

razzola coi ditoni;

 e fin ch’è il dì finito

insiem cuoce a’ marroni

la cena pel marito.

Franco Burresi

Nelle immagini: la copertina della raccolta di versi “L’Osservatorio”; Antonio Bondi (secondo da destra con il cappello) invitato a cena in casa Fornai (fonte Strapaese).

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Pubblicato il 10 luglio 2021

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