Poggibonsi e il suo ippodromo: I' Tondo

In realtà l'ippodromo, che i Poggibonsesi battezzarono subito ''I' Tondo'', non sarebbe dovuto nascere in quel posto, in fondo alla via dei Mori

 FRANCO BURRESI
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L’8 settembre 1912 è giornata di festa a Poggibonsi. Molti balconi, in paese, sono ornati con “drappi e luminarie”. Dopo la deviazione del corso del torrente Staggia, un’altra grande opera è stata portata a termine: si inaugura il nuovo ippodromo comunale. Arriva molta gente anche da fuori e i gestori di trattorie ed alberghi fanno buoni affari, “avendo - ci informa il giornalista della Vedetta Senese - i loro conduttori con molta opportunità mantenuto i prezzi in modici limiti”.

 Ma è festa soprattutto all’ippodromo. Così ce la racconta l’articolista dell’Elsa: “Domenica 8 settembre ebbe luogo l’inaugurazione del nostro ippodromo; bello, grandioso di per se stesso, coronato da ridenti e verdeggianti colline che gli danno l’aspetto di un artistico anfiteatro, in quel giorno poi offriva uno spettacolo veramente imponente. Un pubblico vario e numeroso che si accalcava nel prato riempiva l’ambiente di festevole ammirazione, leggiadre signore e signorine che si assiepavano nelle tribune vi portavano una nota gaia e amabile, e un cielo limpido e sere-no di una stupenda giornata sembrava che gareggiasse con esse in uno sfarzo di luce e di bellezza. In questo luogo incantevole, su una lunga pista, vedemmo sfilare in una corsa veloce, tipi bellissimi di cavalli; risaltava tra tutti gli altri per eleganza di forme ed elasticità di movenze una simpatica cavalla storna a nome Salomè di proprietà dei fratelli Menichetti; fu essa che riescendo (sic) prima nella corsa decisiva, vinceva il premio massimo. Martedì 10 settembre seconda giornata di corse, pubblico sempre numeroso, entusiasmo generale. Insomma l’inaugurazione del nostro ippodromo è riescita (sic) davvero solenne, è stato un vero successo, ed anche successo di cassa perché in soli due giorni la vendita dei biglietti ha reso circa 6.000 lire. Un’intima soddisfazione devono aver provata il presidente della Società delle Corse sig. Giuseppe Del Zanna e i componenti tutti del Consiglio di amministrazione che con intelligente operosità ed encomiabile zelo hanno superato non lievi difficoltà ed hanno saputo dare un attraentissimo spettacolo di corse ippiche che è e sarà ragione di orgoglio e fonte di guadagni per il nostro paese”.

In realtà l’ippodromo, che i Poggibonsesi battezzarono subito “I’ Tondo”, non sarebbe dovuto nascere in quel posto, in fondo alla via dei Mori. Nel 1888 si era costituita infatti a Poggibonsi una Società delle Corse, che aveva progettato di costruire un ippodromo nella zona dei Fosci; poi però il progetto era stato accantonato perché il luogo era stato ritenuto mal raggiungibile dalla gente, in quanto troppo distante dal paese. Venti anni dopo la Società delle Corse “risorge dalle sue ceneri”, si scrive sull’Elsa, e nel giro di due anni arriva a contare 250 soci e a raccogliere 4.000 lire per coronare il proprio sogno.

Il terreno dove sorge il Tondo era stato acquistato dal Comune, in verità, per spostarci il mercato del bestiame, che creava qualche disagio e qualche problema di igiene in paese, ma i commercianti di piazza Mazzini e delle zone limitrofe si erano opposti a tale spostamento, temendo una diminuzione dei loro guadagni, vista l’affluenza di avventori che si verificava in occasione di tale mercato. E così il Comune aveva fatto marcia indietro, dando il via libera alla realizzazione dell’ippodromo sul terreno acquistato, attirandosi le critiche dei socialisti e del giornale La Martinella. Il Coltellini, ad esempio, fece notare che se il divertimento pubblico era importante, più importante ancora sarebbe stato costruire case popolari, visto che molti poggibonsesi abitavano ancora in stamberghe insalubri e “agglomerati come mandria in una stanza senza poter evitare la promiscuità dei sessi, con grave offesa al buon costume e a tutto danno della civiltà”.

La giunta monarchico-liberale dette comunque il via ai lavori e l’ippodromo venne così realizzato.

Il giorno dell’inaugurazione accorse così tanta gente che si creò anche un problema di deflusso all’uscita, presso il passaggio a livello, per il passaggio del treno. Nei giorni seguenti, per tutto il mese di settembre, furono organizzate numerose corse al trotto con ricchi premi in palio. Negli anni a seguire alle corse al trotto si aggiunsero anche quelle al galoppo, che proseguirono poi fino ai primi anni ’70 del secolo scorso.

Un fatto di cronaca particolare, di cui Mauro Minghi trovò documentazione sulla Nazione del Popolo, si verificò il 12 marzo del 1922, quando all’ippodromo si sfidarono il cavallo “Cadorna”, condotto dal proprietario poggibonsese Giuseppe Barucci, titolare di una scuderia insieme al fratello Riccardo, e il campione di ciclismo Costante Girardengo. La sfida avvenne davanti a circa 9.000 spettatori, venuti con ogni mezzo e perfino con treni speciali. “Dopo un avvincente cambio in testa, alla distanza ha vinto di un’incollatura il grandissimo Girardengo” – scrive l’articolista, mentre “la banda cittadina ha suonato inni patriottici e ufficiali con la folla sempre plaudente”.

Franco Burresi

(V. Burresi - Minghi: “Poggibonsi dal primo ‘900 al fascismo”)

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Pubblicato il 14 settembre 2021

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