Poggibonsi e la Sicilia

Molti abitanti della Sicilia che vengono chiamati con il nome della città di origine, tra cui Poggibonsi

 FRANCO BURRESI
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Il Pratelli ci racconta nella sua “Storia di Poggibonsi” di come i mercanti di Poggibonizio abbiano approfittato del legame della città con l’imperatore Federico II per cercare di dare impulso ai loro commerci, ottenendo, ad esempio, dallo stesso alcuni privilegi per l’esportazione di grano dalla Sicilia, da rivendere poi in varie parti della Toscana. L’imperatore pare che rilasciasse personalmente le licenze di esportazione ai vari mercanti toscani, pisani e poggibonizzesi soprattutto, o genovesi.

Ma anche dopo la morte dell’imperatore e anche dopo la distruzione della nostra città, la presenza di mercanti poggibonizzesi in Sicilia non si arrestò. Alcuni si stabilirono direttamente lì, dove continuarono la loro attività. Ѐ quello che ci documentano vari testi. Pietro Corrao, ad esempio, (”Uomini d’affari stranieri nelle città siciliane nel tardo medioevo”) ci parla di una diffusa presenza, sulla fine del duecento, di mercanti toscani, di Pisa, Firenze, ma anche di S.Gimignano e Poggibonsi, nelle città siciliane e specialmente a Palermo, ormai ivi  radicati, sposati con donne siciliane e addirittura aventi cariche amministrative nel regno angioino e poi aragonese. Nel volume “Italia Judaica - Gli ebrei in Sicilia fino all’espulsione del 1492” si parla di un mercante di Poggibonsi che nel 1287, insieme ad un altro di Messina, trasporta con una nave, la “Bona Parti”, un carico di pelli di coniglio. La studiosa Iris Mirazita (“Trecento siciliano - Da Corleone a Palermo”) ci parla di molti abitanti della Sicilia che vengono chiamati con il nome della città di origine, tra cui Poggibonsi. Molti sono registrati come “cives Panormi”, cittadini di Palermo; il che significa che sono ivi residenti da almeno un anno e quindi stabili. Ed accenna ad un Geri di Poggibonsi (detto di Corleone, perché prima di trasferirsi a Palermo aveva abitato in quel paese). Lo stesso Geri di Poggibonsi ci è riferito da Raffaele Starrabba (“Di alcuni contratti di matrimonio stipulati in Palermo”), che ne parla come di un ricco banchiere toscano. Nella Miscellanea Storica della Valdelsa n°75-76 del 1918 un articolo di Curzio Mazzi ci parla appunto di questo Geri e di un altro mercante di Poggibonsi, certo Michele. Da alcuni documenti conservati dal notaio Adamo de Citella si sa che Michele da Poggibonsi vende nel 1298 una schiava saracena di nome Fatima e compra una quantità di vino “greco napoletano” da rivendersi a Palermo. Compra poi anche una casa con cortile annesso. Di Geri il Mazzi ci racconta che muore poco prima del 1298. Aveva tre figli: Andrea, Antonio e Perruccio e visse in agiatezza. Alla sua morte viene liberata una schiava saracena, certa Meliorata, dopo averle dato il battesimo, dall’obbligo di servire per 10 anni dalla morte di Geri il figlio minore Perruccio e lei in cambio rinuncia alle sei once che le sarebbero spettate alla fine di tale servizio.

Ma anche altri documenti giacenti presso l’Archivio di Stato di Palermo documentano la presenza di poggibonsesi in Sicilia. Ci parlano anch’essi di Michele da Poggibonsi: una carta del 16 dicembre 1299 ci racconta, ad esempio, che un certo Puccio di Pontecorono, abitante a Corleone, nomina suo fratello Bertolo a procuratore per esigere il denaro che gli deve  Michele Macta di Poggibonsi, anch’egli abitante a Corleone. Una carta analoga del 25 dicembre 1299 riguarda il fratello di Puccio, Guglielmo, anche lui creditore a Corleone del poggibonsese Michele Macta.

Un documento del 24 maggio 1312 ci racconta infine che “Maestro Lancia Cassario e Dialta sua moglie cedono per diritto di protomisi [prelazione] a Maestro Giovanni di Bello, carpentiere, e a Giovanna sua moglie, pel prezzo di once 14 e mezza, metà della casa in quartiere Seralcadi, da loro acquistata per l’intero prezzo di once 14 e mezza da Michele di Podiobonizo, fratello e procuratore di Neri di Podiobonizo speziario e da Balzana, moglie di Neri, col consenso dei figli Giovanna, Diamante ed Errico; la quale metà dovea con preferenza offrirsi in vendita al detto Maestro Giovanni di Bello, possessore dell’altra metà per diritto di protomisi di vicinanza”.

Franco Burresi

Nelle immagini: frammenti di documenti dell’Archivio di Stato di Palermo in cui si parla di Michele da Poggibonsi.

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Pubblicato il 24 agosto 2021

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