Vivaio Il Roseto

Poggibonsi e le prime botteghe di caffè

La Chiesa pare abbia definito il caffè in un primo momento 'la bevanda del diavolo'

 FRANCO BURRESI
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La Chiesa pare abbia definito il caffè in un primo momento “la bevanda del diavolo”, poi però  papa Clemente VIII, dopo averla  assaggiata, pare abbia dichiarato essere un peccato lasciare una simile delizia ai miscredenti, e con una semplice benedizione sembra che l’abbia  resa cristiana e fruibile a tutti gli effetti.

A Venezia il caffè è introdotto dal medico-botanico Prospero Alfino, che dopo un viaggio in Egitto, lo propone ai veneziani come medicinale. Ma i veneziani scoprono che, medicinale o meno, il caffè ha soprattutto un buon gusto ed un gradevole aroma e così nel 1683 Venezia ha la sua prima bottega di caffè. Un secolo dopo nella città lagunare ce ne sono ben 218, frequentate dal pubblico al fine di sorseggiare la buona bevanda e conversare contemporaneamente con gli amici. Carlo Goldoni titola non a caso una delle sue tante commedie  “La bottega del caffè” , mentre a Milano i fratelli Verri danno vita al giornale letterario-filosofico “Il Caffè”.

A Poggibonsi si ha notizia di una prima bottega di caffè nel 1762. Il caffettiere è tale Ottaviano Sestigiani, che è contemporaneamente  fattore e lavoratore in proprio. L’anno dopo il Sestigiani ottiene la licenza di tenere anche il gioco delle carte, ma il permesso gli viene concesso solo all’interno del locale e non fuori. Devono passare altri trentadue anni  per vedere a Poggibonsi, nel 1794, un’altra bottega di caffè, quella di Andrea Calattini.

E’ nell’ottocento però che le botteghe di caffè, e non solo a Poggibonsi, si moltiplicato. Nel 1814 Giuseppe Mezzedimi, noto commerciante di tele di Poggibonsi, apre in paese il  “Caffè dell’Abbondanza”, sfarzoso per la mobilia e la cristalleria sul modello di quelli ormai presenti nelle grandi città. Nel 1819 viene aperto un altro caffè, il Caffè Del Conca. In occasione dell’apertura di quest’ultimo  viene fatta venire da Siena una persona esperta “per la manovra dei caffè, cioccolate, gelati e pasti di qualunque sorte”.  Ancora il Mezzedimi nel 1825 compra le Logge della Comunità, che quindi cessano il loro uso pubblico, e vi apre un caffè con due ingressi, in via Maestra e in via del Poggiarello. Poco tempo dopo, nel 1827, gli fa concorrenza un altro caffè, vicino alla Chiesa di S.M.Assunta, il “Caffè del Sole”. Questo viene aperto da Francesco Dell’Uomo per ripicca contro il Mezzedimi, con il quale  ha avuto un diverbio. Sopra il caffè all’inizio viene posta un’insegna che riporta il motto poco appropriato: “Il sole si leva per tutti”. Tale motto viene sostituito  quindi con l’insegna “Caffè del Sole”.

In occasione dell’apertura della strada ferrata Empoli-Chiusi anche la stazione di Poggibonsi viene dotata di un locale per il caffè. I passeggeri, quindi, durante la sosta che il treno fa nella nostra stazione per rifornirsi di carbone ed acqua, possono comodamente scendere a sgranchirsi le gambe e gustarsi magari una tazzina di caffè nell’apposito locale ferroviario.

Ultima nota a proposito delle botteghe di caffè: nell’elenco ufficiale dei Mille di Garibaldi è registrato tale Venanzio Camici, originario di Colle di Val d’Elsa, ma esercitante la professione di caffettiere in Poggibonsi. (vedi foto).

(V. Burresi F. “La croce e l’albero” - 1989 e Burresi-Minghi “Poggibonsi al tempo di P. Leopoldo, Napoleone e Garibaldi” 2017)

Franco Burresi

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Pubblicato il 21 maggio 2021

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