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Poggibonsi e le sue donne: la concubina

Giulia Farnese, amante del papa Borgia Alessandro VI e passata alle cronache per questo motivo come la "sponsa Christi"

 FRANCO BURRESI
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In questo caso il possessivo “sue” è usato in maniera impropria, in quanto non si parla qui di una donna di Poggibonsi. Ma la sua storia tocca marginalmente anche la nostra città.

La donna in questione è Giulia Farnese, amante del papa Borgia Alessandro VI e passata alle cronache per questo motivo come la “sponsa Christi”. Altro appellativo che si guadagnò per la sua grazia fu quello, poi, di “Giulia la Bella”. Tanto bella che il Vasari la identificò con una Madonna dipinta dal Pinturicchio, altri con la “Dama col liocorno” di Raffaello. Ma di Giulia non è rimasta alcuna immagine certa, non un ritratto, non una statua, forse perché il fratello Alessandro, una volta assurto al trono pontificio con il nome di Paolo III nel 1534, volle cancellare la sua fama di concubina papale mediante una sorta di “damnatio memoriae”. E’ difficile stabilire quindi se Giulia poteva o no contendere a Simonetta Vespucci, modella del Botticelli, il titolo di donna più bella del XV secolo.

Giulia nasce nel 1475 nel castello dei Farnese a Capodimonte, sul lago di Bolsena. Ha solo quindici anni quando deve andare in sposa ad Orsino Orsini, sedicenne, il quale è affetto da foruncolosi, orbo di un occhio, che tiene sempre coperto da una benda nera. Già a quei tempi, forse, Giulia è già stata introdotta da Adriana de Mila, madre dell’Orsini e cugina del cardinale Rodrigo Borgia, presso la corte di quest’ultimo, diventandone l’amante.

Nel 1492 Rodrigo Borgia ottiene il trono papale e prende il nome di Alessandro VI. Giulia lo stesso anno dà alla luce una bambina, Laura, che molti dicono figlia del papa, anziché del marito. I favori da parte del papa verso le famiglie Orsini e Farnese non si lasciano attendere. Il fratello di Giulia, Alessandro, a venticinque anni, ad esempio, è già cardinale. Alla corte papale Giulia diventa amica di Lucrezia Borgia, figlia del papa, tanto amica che quando questa deve recarsi a Pesaro per sposare Giovanni Sforza, signore di quella città, la accompagna, seguita dall’onnipresente suocera Adriana de Mila. Passa alcuni mesi a Pesaro, dopodiché giunge notizia che l’esercito di Carlo VIII sta marciando, attraverso la penisola, diretto verso il Regno di Napoli.

E’il 1494. Alessandro VI, preoccupato del fatto e turbato per la lunga assenza di Giulia, reclama il ritorno della stessa a Roma. Giulia disobbedisce però, in quanto ha avuto notizia che un altro fratello, Angelo, è in punto di morte a Capodimonte. Si reca così presso la residenza di famiglia, dove trascorre l’intera estate. Anche il marito Orsino ha a questo punto uno scatto di orgoglio e vuole che Giulia torni da lui alla residenza di Bassanello. Ma tra i due contendenti, l’Orsini e il papa, la partita è impari.

Il papa, folle di gelosia e innamorato pazzo, nonostante abbia passato la sessantina, scrive una durissima lettera a Giulia, minacciando lei di scomunica se non tornerà immediatamente a Roma e di togliere alle famiglie Orsini e Farnese tutti i privilegi e beni concessi fino allora. Di fronte a tali prospettive Giulia non può opporsi. Si mette in cammino verso Roma, con la suocera e la sorella Gerolama, scortata da trenta cavalieri. Verso Viterbo il convoglio viene però intercettato da un avamposto dell’esercito di Carlo VIII, che rapisce le tre donne e le rinchiude nel forte di Montefiascone, lasciando liberi e indenni i trenta cavalieri. Una volta scoperta l’identità delle donne, i francesi cercano di trarne vantaggio. Trattano le stesse con tutti gli onori, ma chiedono al papa un riscatto di 3.000 ducati, che Alessandro VI si affretta a far recapitare.

Nel frattempo però il papa, non sentendosi sicuro del comportamento dei francesi, scrive al condottiero Galeazzo Sforza Sanseverino, che combatte per Carlo VIII e che si trova a Poggibonsi, per invitarlo ad intercedere con il re per la liberazione di Giulia. Cosa che il Sanseverino si affretta a fare, tanto che il 1 dicembre spedisce due missive da Poggibonsi, una diretta al cardinale suo fratello, l’altra al papa Alessandro VI, per rassicurare dell’avvenuta liberazione.

Giulia torna così, anche se per pochi giorni, tra le braccia del vecchio papa geloso. Maria Bellonci nel suo libro su Lucrezia Borgia immagina così l’incontro tra i due:

“Quando seppe che le tre prigioniere liberate stavano per arrivare, Alessandro VI, gettandosi dietro le spalle con una ventenne facilità ogni pensiero politico, si preparò a riceverle e volle essere per quella sera il più possibile galante e bello. Cercò nel suo guardaroba un giubbone di velluto nero a liste d’oro che vestiva e snelliva ad un tempo la sua pinguedine, finissimi stivali valenzani, una ricca sciarpa spagnola, un berretto di velluto e cinse infine il pugnale e la spada, un po’ per uso di difesa, ma più perché il trapasso dall’animata compagnia militare, brillante di armi, alla sua compagnia, non sembrasse alla bella donna la fine scolorita di un’eccitante avventura”.

Dopo pochi giorni tuttavia Giulia, temendo per sé e per la figlia Laura l’arrivo in Roma delle truppe di Carlo VIII, decide di fuggire. Il papa non la rivedrà mai più. Nel 1500 muore Orsino Orsini, travolto dal crollo di un soffitto nel suo palazzo di Bassanello. Nel 1503 è la volta di Alessandro VI. Giulia si sposa di nuovo nel 1509, per restare di nuovo vedova nel 1517. Finisce la sua vita nel 1524, all’età di soli 49 anni.

Franco Burresi

Immagini: il papa Borgia Alessandro VI e la “Dama col liocorno” di Raffaello, nella quale qualcuno ha voluto vedere l’immagine di Giulia la Bella.

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Pubblicato il 7 aprile 2021

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