Poggibonsi e le sue donne: una signora e il suo strano spogliarello

Ma chi era questo Chesino, e soprattutto, cosa ha a che vedere con una storia di donne?

 FRANCO BURRESI
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Napoleone, si sa, fu un grande stratega militare, ma, come tutti nella vita, anche lui commise i suoi errori di valutazione.

La pretesa di invadere e sottomettere la Russia durante la campagna del 1812 fu senza dubbio quello più tragico e madornale. Qualcuno, peggiore di lui, ci ha riprovato, più di un secolo dopo, e l’esito è stato analogo. C’è da sperare che qualcuno non ci voglia provare ancora. La ritirata dalla Russia dell’esercito napoleonico fu veramente una tragedia, con i russi che contrattaccavano comodamente le armate napoleoniche alle spalle. Le forze del piccolo, sconosciuto, comandante Kutuzov dettero una durissima lezione all’ “uom fatale”, vittorioso su tanti campi di battaglia, cantato dal Manzoni. Il passaggio della Beresina segnò forse il momento più tragico della ritirata, che vide la morte di moltissimi soldati napoleonici, colpiti dal fuoco dei russi o caduti per assideramento nelle gelide acque del fiume o arsi tra le fiamme dei due ponti fatti bruciare da Napoleone per coprirsi la ritirata. Tra i pochi fortunati che tornarono ci fu il nostro concittadino Lucchese Fornai, meglio noto come Chesino, uno del piccolo plotone di poggibonsesi partiti per la campagna di Russia. Questi, una volta a casa, pare che abbia preso poi l’abitudine di raccontare la sera a veglia le sue avventure di guerra. E da questi racconti di veglia il rimatore Antonio Bondi trasse l’idea di raccontare il tutto nel celebre libro “A veglia da Chesino”.

Ma chi era questo Chesino, e soprattutto, cosa ha a che vedere con una storia di donne? Bene, il Bondi ci racconta che Chesino lavorava come cantiniere presso la fattoria di Strozzavolpe, di proprietà, come il castello, del cavalier Da Cepparello, un uomo di una certa età, con una moglie giovane e bella che trascurava a vantaggio del vino delle sue cantine per il quale pare che avesse un debole, e forse anche più di uno.

A Poggibonsi si insediò un giorno un plotone di circa cinquanta soldati napoleonici, comandati da un giovane tenente. Iniziarono le operazioni di arruolamento per l’impresa di Russia, e le esercitazioni, che venivano svolte in un locale apposito costruito dai francesi fuori Porta delle Chiavi. Anche Chesino fu tra i prescelti. Una mattina all’alba il giovane tenente, uscendo di caserma, venne colpito dalla visione del castello di Strozzavolpe e decise così di andarlo a visitare. Il Da Cepparello lo accolse in maniera molto ospitale, anzi, lo invitò a recarvisi quando voleva. Il tenente cominciò così a frequentare il castello e, con le sue maniere galanti e la sua prestanza fisica, a fare breccia nel cuore della giovane signora trascurata. Anche Chesino, prima di partire per la Russia, volle rivedere il suo luogo di lavoro e chiese al tenente di poterci passare gli ultimi giorni. Il tenente gli concesse il permesso. Una sera, mentre Chesino si trovava a riposare e a meditare sulla sua partenza sotto un leccio, dal lato della collina che guarda Mocarello, vide sbucare dal bosco, abbracciati, il tenente e la signora. A quel punto cercò di togliersi d’impiccio, ma fece rumore e venne scoperto da tenente che lo minacciò di passare a fil di spada ritenendolo una spia del padrone. Chesino ci mise un bel po’ a far capire al tenente che aveva tutt’altri pensieri. Alla fine il tenente gli credette e dopo avergli intimato il silenzio, lo lasciò andare.

Arrivò il giorno della partenza e Chesino, dopo aver salutato i familiari, salì a Strozzavolpe a salutare gli amici di lassù e i padroni. Trovò che il cavalier Da Cepparello era fuori casa, per cui chiese della signora. Questa, con sua grande sorpresa, lo invitò a salire su in camera sua e una volta qui, disse a Chesino di chiudere la porta e cominciò a spogliarsi. Chesino era un po’ confuso, avrebbe voluto andarsene, pensava alla spada del tenente, ma la signora lo tranquillizzò. Non era come lui pensava. Gli chiese solo di cederle la sua uniforme da soldato, offrendogli in cambio degli abiti civili. Gli consigliò poi, per evitare di partire per la Russia, di andare subito a nascondersi presso alcuni parenti di Lucardo. Chesino ubbidì, sia pure un po’ perplesso, alla sua signora e, vestito da civile, scappò a Lucardo. Ma i Francesi arrivarono presto anche lì e questa volta il nostro Chesino non poté evitare la neve della Russia e fu costretto a partire: Firenze, Gemona, il Tirolo, e poi sul Niemen, e avanti, di battaglia in battaglia, fino a Mosca. L’incendio della città, come noto, e l’approssimarsi dell’inverno russo, fecero prendere a Napoleone la decisione della ritirata.

Arrivati proprio sulla Beresina , Chesino vide un uomo a terra, morente. Lo osservò bene e si accorse che si trattava del giovane tenente conosciuto a Poggibonsi e incontrato quindi a Strozzavolpe. Accanto a lui, ad assisterlo, in lacrime, un corazziere in ginocchio. Quando quest’ultimo, vedendo accorrere Chesino, alzò un attimo il volto, il nostro riconobbe, con sua grande meraviglia, la sua padrona, vestita da soldato. Il tenente morì di lì a poco. Chesino aiutò la signora nella lunga marcia di ritirata fino a casa. Intanto era morto il Da Cepparello e la signora passò il resto della sua vita, sconsolata, a riflettere sulla sua amara sorte.

Franco Burresi

Immagini: la Casa di Chesino a Poggibonsi, sul viale Marconi, già sede della Biblioteca Comunale ed oggi adibita ad altre mansioni; la battaglia della Beresina.

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Pubblicato il 26 gennaio 2021

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