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Poggibonsi e l'eroico maestro di Staggia

Chi lavorò eroicamente senza stipendio fu il maestro di Staggia. Più volte gli staggesi chiesero l’apertura di una scuola anche nel loro paese, ma il comune di Poggibonsi si oppose...

 FRANCO BURRESI
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Settembre, tempo di scuola. Riprende il via vai di motorini e minicar di studenti del superiore, di  tram traboccanti di ragazzi, di squadre, righe, zaini, vocabolari, e riprendono, terribili, i parcheggi acrobatici, impossibili  e creativi delle mamme  degli alunni delle elementari.

Nel settecento tutto questo era inimmaginabile. La scuola a Poggibonsi c’era, ma era  una sola, fatta di pochi tavoli e panche scassate, di impannate rotte, di tegole che lasciavano filtrare al primo temporale goccioloni di pioggia. Serviva i pochi figli della borghesia o della piccola nobiltà di paese. Alcune famiglie più altolocate avevano ancora addirittura il precettore in casa. Qualcuno poi, anche meno abbiente, non si accontentava di quello che insegnava il maestro di “squola”, come si trova spesso scritto nei documenti del tempo, e mandava il proprio figlio a ripetizione privata da qualche sacerdote colto e istruito dei paraggi. In effetti, specie nella prima parte del secolo, i maestri di Poggibonsi lasciavano spesso a desiderare, sia per la loro dubbia preparazione, sia per le loro ripetute assenze dall’aula, presi da altri impegni di lavoro, anche di ordine campestre.

Le cose, sul piano della preparazione allo scrivere e far di conto  migliorarono un po’ verso la metà del secolo. L’istruzione era tuttavia a carattere religioso, con l’obbligo per i maestri di insegnare “leggere, scrivere, Dottrina Cristiana e servire la Santa Messa”. Troviamo tra l’altro, da questo momento, come maestri di scuola soprattutto elementi del clero locale...

Pietro Leopoldo si pose, tra tanti obiettivi, anche quello di elevare il livello culturale della popolazione toscana, ma andare a scuola, viste le necessità in campagna di far lavorare anche i ragazzi, rimase quasi del tutto prerogativa dei soli figli di abbienti.

Un fatto curioso a questo proposito avvenne nell’anno 1774. Con la riforma municipale messa in atto dal granduca anche i capifamiglia contadini entrarono a far parte dei consigli comunali. Così accadde che i contadini presenti in consiglio riuscirono momentaneamente a bloccare lo stanziamento di denaro per pagare lo stipendio del maestro di scuola. La decisione era dovuta al fatto che a loro la scuola non serviva, poiché non insegnava ai figli dei contadini, ma solo ai benestanti. Questi ultimi mandarono allora  una supplica al granduca, che alla fine sbloccò di autorità la situazione e permise il pagamento dello stipendio al maestro.

Chi invece lavorò, eroicamente, senza stipendio fu il maestro di Staggia. Più volte gli staggesi chiesero l’apertura di una scuola anche nel loro paese, ma il comune di Poggibonsi si oppose sempre alla richiesta, portando a motivazione l’esigua consistenza dei fondi pubblici. Nel 1789 si viene così a sapere che un certo Giovanni Gentili aveva insegnato per ben 42 anni ai ragazzi di Staggia senza ricevere una lira di stipendio, a parte le ricompense in natura dei genitori degli alunni staggesi. Ora chiedeva  almeno una minima riconoscenza. La supplica rivolta al Magistrato di Poggibonsi è accompagnata, cosa simpatica, da una serie di firme “manu propria” apposte dai suoi alunni staggesi, che dimostravano così le competenze acquisite nello scrivere e cercavano al contempo di dare una mano al loro maestro.

Maggiori particolari sulla scuola di Poggibonsi e sul sistema scolastico della Toscana di allora si troveranno  nel libro che verrà presentato il prossimo 17 dicembre presso la Sala SET del Politeama.

Franco Burresi

Nell'illustrazione: “Maestro di scuola” di Jan Steen, 1668.

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Pubblicato il 2 ottobre 2022

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