Vivaio Il Roseto

Poggibonsi e una truffa di altri tempi

Come ci alziamo la mattina, specialmente noi anziani, ci possiamo trovare a che fare con tentativi di truffa di vario tipo, che ti arrivano per posta, più spesso ormai per telefono o via Internet, a volte, raramente, di persona, fino al campanello di casa

 FRANCO BURRESI
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(Dedico questo articoletto alla memoria del dott. Paolo Dei, persona squisita, sempre attenta e interessata alle vicende storiche della nostra città, che avevo sentito pochi giorni fa per telefono a proposito di alcuni documenti trovati in archivio, che gli avevo fatto avere, riguardanti la sua amata Chiesa di S.Piero a Canonica e che gli avevano fatto piacere).

Come ci alziamo la mattina, specialmente noi anziani, ci possiamo trovare a che fare con tentativi di truffa di vario tipo, che ti arrivano per posta, più spesso ormai per telefono o via Internet, a volte, raramente, di persona, fino al campanello di casa. Ma truffe e truffatori sono sempre esistiti e le situazioni di caos, di repentino cambio di governo, di guerra, hanno spesso favorito gli autori di certi misfatti.

Nell’aprile del 1799 si sono ormai insediate a Poggibonsi le forze di occupazione rivoluzionarie francesi. Nella pubblica piazza, o Piazza del Mercato, (attuale Piazza Cavour) è stato eretto l’albero della libertà, simbolo della Rivoluzione Francese, al suono del tamburo percosso dal cittadino Lucchese Sbaragli e con tutte le massime autorità cittadine presenti in pompa magna, che hanno rispolverato per l’occasione i “lucchi” delle grandi solennità. Le adunanze magistrali si aprono adesso con le parole “Libertà” e “Uguaglianza” e riportano, oltre la data tradizionale, quella del calendario rivoluzionario francese. Tutti i poggibonsesi si chiamano “cittadini”, dal più umile e povero ciabattino al gonfaloniere o al proposto della Collegiata. I Francesi, non si sa quanto sinceramente e convintamente o quanto per una secolare reverenza formale ad ogni forma di potere costituito, sono acclamati come liberatori e portatori di ogni bene e prosperità.

E’ in questo clima di totale  disponibilità alle richieste dei Francesi che la mattina del 6 aprile si presenta al Magistrato cittadino un sedicente commissario francese, tale Gavaz, con un piccolo stuolo di seguaci, il quale, senza nemmeno insistere troppo, riesce ad estorcere una discreta somma alle casse della Comunità. Non soddisfatto del malloppo, il Gavaz prosegue per Colle, dove riesce a farsi consegnare tutti i fondi del Monte di Pietà, ingannando il credulone Vicario locale. Il 13 aprile arriva da Firenze al Magistrato di Poggibonsi una lettera del gen. Gaulthier, nella quale si invitano le autorità cittadine a “non compromettersi nel somministrare veruna cosa né in contribuzioni né in altro al già noto impostore sedicente commissario Gavaz e suo seguito, sotto la responsabilità di loro adunati”. Ma ormai la frittata è fatta e il Magistrato di Poggibonsi non può far altro che mandare dei rappresentanti a Siena presso il comando francese a richiedere il rimborso della truffa. Il rimborso per fortuna avviene, perché lo stesso 13 aprile le autorità francesi hanno intercettato, appena di là da Siena, i truffatori con tutto il loro bottino. Il Monitore Fiorentino, voce ed espressione del governo francese in Toscana, usa parole di biasimo nei confronti del Vicario di Colle, per la sua acclarata credulità e “storditaggine” . Si svolge quindi il processo agli impostori, nel maggio 1799, al quale presenzia, in qualità di testimone per il Comune di Poggibonsi, il cittadino Sperandio Prunori, uno dei personaggi più rappresentativi del tempo, priore, poi gonfaloniere, deputato alla cura delle strade  e incaricato di molte altre mansioni. Per i trasgressori il Monitore prevede una durissima punizione, non solo per il denaro rubato, ma per il discredito gettato sul governo rivoluzionario francese.

Franco Burresi

Nell’immagine: il frontespizio della prima seduta del Consiglio Comunale di Poggibonsi dopo l’insediamento del governo della Repubblica Francese.

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Pubblicato il 24 luglio 2022

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