Poggibonsi, l'Archeodromo di Poggio Imperiale è stato finalmente aperto al pubblico. Venerdì l'anteprima stampa, sabato l'inaugurazione vera e propria

Poggibonsi è pronta a svelare al pubblico il primo archeodromo per vivere nel Medioevo, con la tre giorni di festa ''Vivere in un villaggio di IX secolo''. Appuntamento fino a domenica 19 ottobre. L'idea dell'archeodromo è nata per riprodurre in scala reale una delle più importanti scoperte fatte sulla collina di Poggio Imperiale

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Nella sala polivalente Riccardo Francovich del Cassero di Poggibonsi è da poco avvenuta l'anteprima stampa di presentazione dell'Archeodromo, il primo museo open air italiano sull'Alto Medioevo. L'Archeodromo riproduce in scala reale una delle più importanti scoperte fatte dagli archeologi dell'Università di Siena durante una campagna di scavi dei primi anni '90: l'insediamento altomedievale in vita dal VI al X secolo, fatto di capanne e aree produttive. Alla presentazione sono intervenuti il sindaco di Poggibonsi David Bussagli, il presidente di Fondazione Musei Senesi Gianni Resti, il direttore generale di Arcus Spa Ettore Pietrabissa, il direttore del progetto Luigi Maria di Corato, e il docente di Archeologia Medievale dell'Università di Siena Marco Valenti.

Inaugura la conferenza il primo cittadino di Poggibonsi, David Bussagli, che parla con orgoglio di questo «appuntamento, da vedere non come un punto d'arrivo, ma come il tassello di un percorso che ha radici antiche, ben trenta anni fa, quando l'amministrazione di allora decise di investire nella fortezza». Infatti, quello che da domani tutti i cittadini possono visitare è la prima fase progettuale, in cui è stata ricostruita la grande abitazione padronale e i suoi annessi. Si tratta di una longhouse, di circa 140 metri quadrati, che comprende una zona domestica, una zona a uso comune e un magazzino. La affiancano un ampio orto, una forgia e un'articolata area artigianale composta da laboratori di falegname, cuoiaio e tintura di stoffe e lane.«Siamo conosciuti - prosegue il sindaco - per essere una città d'impresa, di lavoro, che vive di manifattura e di commercio. Proprio per questo, l'investimento in progetti come l'Archeodromo è ancora più importante».

Prende la parola subito dopo Gianni Resti, colui che firmò, assieme al sindaco di allora Gentilini, l'acquisto della prima parte della fortezza. «Gentilini capì - dichiara - ciò che il sindaco Bussagli ha appena detto, cioè che si trattava di un investimento per il recupero dell'identità storica della città, un investimento che ha permesso di ricreare un legame ancestrale tra la cittadinanza e il luogo (quello che nella cultura medievale era la piazza)». Resti conclude con una sorta di sfida a Bussagli, che esorta a non demordere, ad armarsi di forza e coraggio, nonostante i tempi duri: «L'inizio di un percorso amministrativo è una buona occasione, visto l'entusiasmo, per coltivare il rapporto virtuoso che c'è tra i cittadini e il territorio, tra pubblico e privato, dando ancora più forza alla cultura. Mi aspetto che la fortezza sia un punto centrale della città, indice di intelligenza e di lungimiranza da parte di chi la amministra».

Prosegue l'incontro l'intervento di Luigi Maria Corato, già direttore di Fondazione Musei Senesi e ora direttore di Fondazione Brescia Musei. «E' una giornata emozionante! - dichiara - perché questo progetto, che nasce per il rilancio della fortezza, due anni fa rischiava di fallire. Nonostante le difficoltà, grazie alla "testa dura" di Valenti e ad Arcus spa, il tassello che ha dato qualcosa in più, siamo qui. Non è stato facile, ma quello che inauguriamo oggi è il "tassello del rilancio". Finalmente anche in Italia si ha la possibilità di confrontarsi in un momento in cui la storia rivive, grazie alla capacità di conoscere i saperi del tempo».

«Ben venga la longhouse! Ben vengano le occasioni come queste, che consentono di capire concretamente che cos'era l'Alto Medioevo anche ai non addetti ai lavori». Con queste parole esordisce Ettore Pietrabissa, direttore generale di Arcus spa, società che finanzia progetti comunali sotto la guida del Ministero dei Beni Culturali. «Il compito di Arcus - sottolinea - è quello di contribuire nel portare i beni culturali dall'essere oggetto passivo a soggetto attivo di sviluppo. Di nuovo, ben venga un tipo di approccio fruibile come questo».

Conclude l'anteprima la "testa dura", come lo ha definito Corato, di Marco Valenti, docente di Archeologia Medievale dell'Università di Siena, che si è poi offerto come guida della longhouse. «Ho cominciato a studiare questo posto nel '90 - spiega - quando ero giovanissimo assistente di Francovich e nel progetto non ci credeva nessuno. Il primo piccone è avvenuto nell'agosto del '92 ed eravamo solo otto persone. Col passare del tempo, questo è diventato, e lo è stato a lungo, il più grande cantiere rurale italiano all'aperto». «Si è affermata l'idea - prosegue - che gli archeologi sono noiosi e quelli che ristringono la loro attività alla sola scrittura di saggi lo sono per davvero. Si tratta di un'abitudine che va cambiata, perché la comunicazione è fondamentale. Vanno create situazioni di immersione nell'archeologia, in maniera completa e accattivante. In questo senso, l'Archeodromo ne è un esempio perfetto, in cui i personaggi che i visitatori incontrano vestiti come al tempo sono in realtà archeologi esperti».

di Alessandra Angioletti




Pubblicato il 17 ottobre 2014

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