Rapina alla Securpol di Colle, indagini a buon punto. Identificato un rapinatore, presto altri fermi

Sembrano arrivate ad un buon punto le indagini sulla rapina al caveau di Securpol di Pian dell’Olmino a Colle di Val d’Elsa, avvenuto lo scorso 2 aprile. I Carabinieri non hanno mai interrotto le attività investigativa, sviluppando gli indizi lasciati dal commando di rapinatori prima, durante e dopo la rapina

 
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Sembrano arrivate ad un buon punto le indagini sulla rapina al caveau di Securpol di Pian dell’Olmino a Colle di Val d’Elsa, avvenuto lo scorso 2 aprile. 

I Carabinieri non hanno mai interrotto le attività investigativa, sviluppando gli indizi lasciati dal commando di rapinatori prima, durante e dopo la rapina. Ogni tipo di accertamento tecnico è stato eseguito e si cominciano a raccogliere i primi frutti di un’attività intensa che si è sviluppata negli ultimi cinque mesi. 

La rapina - Ricordiamo che la rapina era stata portata a termine da 18 uomini, armati di pistole e kalashnikov, giunti a bordo di quattro auto rubate e con un escavatore proveniente dai campi limitrofi. Ripresi dalle telecamere di video sorveglianza dell’istituto assaltato, i rapinatori osservavano l’opera dell’escavatore che andava a sfondare il tetto dell’immobile, all’interno del quale si trova la camera blindata ove venivano custoditi in quel momento dodici milioni di euro. Per un errore di valutazione il caveau veniva mancato sia pur di poco e non potevano essere rispettati i tempi previsti. 

Nel frattempo un operatore della Securpol, dagli uffici circondati dai malviventi, aveva lanciato l’allarme ai centralini delle forze dell’Ordine. L'intervento dei militari costringe i ladri ad una fuga precipitosi e ad un magro bottino. In rapida successione, i fuggitivi ingaggiavano due conflitti a fuoco coi militari dell’Arma di due diverse pattuglie, sparando in entrambi i casi ad altezza d’uomo. Per questi motivi la Procura di Siena contesta oltre alla rapina a mano armata, al porto di armi da guerra, anche il tentato omicidio. 

Le indagino hanno riguardato il repertamento di tracce, non solo biologiche, sugli automezzi rinvenuti. Non avendo potuto rispettare i tempi programmati per la fuga, a causa dell'arrivo delle gazzelle dell’Arma, i rapinatori hanno lasciato molte tracce che sono state accuratamente e pazientemente raccolte dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Siena e da alcuni colleghi di Firenze, con la conseguente analisi del RIS di Roma. 

Nel frattempo le indagini avevano condotto gli investigatori su una pista pugliese, in particolare cerignolana, sulla scia di casi analoghi verificatosi in alcune località del territorio nazionale. Si sospetta naturalmente la presenza di basisti in Toscana, la cui identità è in corso di accertamento. La prova del DNA ha consentito di identificare uno degli autori, C.M., pregiudicato quarantenne di Cerignola. Nei suoi confronti è stato emesso un decreto di fermo da parte del PM Giuseppe Grosso. Ma i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Siena, sotto la direzione del Colonnello Giorgio Manca, Comandante Provinciale di Siena, dispongono oggi di molti elementi investigativi (tra cui codici genetici e impronte digitali) e confidano pertanto di individuare quanto prima ulteriori complici. 

Pubblicato il 15 settembre 2016

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