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Restituita la refurtiva recuperata nel corso dell’operazione "Oro pulito"

Si trattava di furti realizzati dalla banda poi sgominata fra novembre 2019 e gennaio 2020

 PROVINCIA DI SIENA
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È stato necessario confrontare i gioielli inventariati con le denunce a suo tempo presentate dalle parti offese. In alcuni casi era già stato possibile, in virtù delle indagini poste in essere, determinare con esattezza chi dovesse essere il proprietario dei monili in oro e delle pietre preziose. In altri casi si è completata la procedura con il materiale riconoscimento degli oggetti, comunque già sommariamente attribuibili a delle persone. 

Si trattava di furti posti in essere dalla banda poi sgominata fra novembre 2019 e gennaio 2020. Il valore dei preziosi restituiti a dieci persone ammonta a circa 50 mila euro. In quel periodo avevano creato forte allarmismo i furti in abitazione consumati nel comune di Rapolano Terme. Molteplici erano state le richieste di aiuto pervenute ai Carabinieri della locale Stazione che avevano immediatamente iniziato un’attività info-investigativa finalizzata ad individuare i responsabili di tali atti predatori. La raffica di furti era stata tale da indurre un grave allarme sociale, al quale non si poteva non dare una risposta efficace. Le serrate attività di indagine, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena, avevano poi permesso di arrestare due soggetti su ordine di custodia cautelare per la successiva restrizione agli arresti domiciliari, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Siena per il reato di ricettazione dei beni asportati in dieci episodi di furto scoperti, tutti consumati ai danni di anziani domiciliati nel comune di Rapolano Terme. 

È stato dimostrato che gli arrestati smerciavano immediatamente i gioielli rubati, vendendoli a compro oro situati anche fuori provincia, proprio per cercare di eludere eventuali controlli da parte degli organi investigativi dell’Arma. In questo contesto era stato altresì deferito in stato di libertà il titolare di un compro oro che falsificava la documentazione amministrativa proprio per occultare la provenienza illecita dei preziosi.

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Pubblicato il 18 luglio 2020

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