Settecento anni della Maestà di Lippo Memmi, presentazione degli atti

Il volume sarà presentato da Carolina Taddei, Assessore alla Cultura del Comune di San Gimignano, da Felicia Rotundo (SABAP Siena Arezzo Grosseto), da Paolo Cammarosano, direttore della Miscellanea Storica della Valdelsa e Marilena Caciorgna (Università di Siena) e, oltre agli interventi dei relatori citati, contiene saggi di Duccio Balestracci (Università di Siena), Barbara Gelli (Università di Siena), Cristina De Benedictis (Università di Firenze), Giuseppe Cantelli (Università di Siena), Lorenzo Renzi (Università di Padova)

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A San Gimignano domani, venerdì 14 dicembre, nella Sala Dante di Palazzo Comunale, saranno presentati gli atti della Giornata di Studi dedicata lo scorso ottobre 2017 ai Settecento anni della Maestà dipinta dal pittore Lippo Memmi editi per i tipi della Pacini nella collana “Biblioteca della Miscellanea Storica della Valdelsa” grazie al sostegno dell’Ente Cambiano e di Opera-Civita.

Un documento del 1317 registra il pagamento rivolto sia a Memmo di Filippuccio, pittore civico a San Gimignano, sia al figlio Lippo, ma il padre è probabilmente nominato soltanto perché il grande pittore, che diverrà cognato di Simone Martini, non aveva ancora raggiunto la maggiore età per ricevere la commessa. L’opera, in cui Maria è immagine del Buon Governo, è infatti firmata dal solo Lippo Memmi in margine all’affresco.

Il volume sarà presentato da Carolina Taddei, Assessore alla Cultura del Comune di San Gimignano, da Felicia Rotundo (SABAP Siena Arezzo Grosseto), da Paolo Cammarosano, direttore della Miscellanea Storica della Valdelsa e Marilena Caciorgna (Università di Siena) e, oltre agli interventi dei relatori citati, contiene saggi di Duccio Balestracci (Università di Siena), Barbara Gelli (Università di Siena), Cristina De Benedictis (Università di Firenze), Giuseppe Cantelli (Università di Siena), Lorenzo Renzi (Università di Padova).

Come ha rilevato l’Assessore Carolina Taddei, «per ciò che concerne il convegno svoltosi lo scorso anno e di cui ora escono gli atti, non era soltanto l’approccio scientifico quello che mi interessava, volevo che la nostra comunità si ricordasse di questa opera, della sua importanza, che avesse voglia di eleggerla a luogo identitario. Durante i miei studi universitari ero affascinata dall’idea che le opere nel Medioevo venissero portate a furor di popolo nelle chiese, che la partecipazione della comunità fosse così forte, che l’arte e la cultura fossero al centro della comunità e rappresentassero valori e contenuti centrali. Il popolo partecipava, chiedeva alla cultura e i committenti e gli artisti rispondevano».

Per informazioni:

tel. 0577 530032 (int. 4)
sito www.sangimignanomusei.it

Pubblicato il 13 dicembre 2018

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