Una statua per non dimenticare e in memoria di un compagno partigiano

«Un uomo mite e arguto, segnato ma per nulla piegato dalle esperienze della vita - è così che il sindaco Brenda Barnini descrive Germano Pacelli - di una generosità concreta e votata ad un obiettivo, quello della memoria e dell'imperativo a non dimenticare. Per questo è stato accolto con immenso piacere il dono che ha fatto alla nostra città, e per questo abbiamo deciso di collocarlo in uno spazio protetto, attiguo a uno dei luoghi più densi di memoria per Empoli: piazza XXIV Luglio»

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È stata collocata nel Centro XXIV Luglio, nelle immediate vicinanze di uno dei luoghi più carichi di memoria per Empoli e gli empolesi, ‘Mamma in fuga’, la scultura donata alla nostra città dall’artista Germano Pacelli. La generosità dello scultore novantaquattrenne ha radici lontane. Nato a Maresca, sulla montagna pistoiese, nel 1943 Pacelli partì militare. Dopo l'8 settembre fu preso dai tedeschi a Trieste e deportato in Jugoslavia. 

«Un uomo mite e arguto, segnato ma per nulla piegato dalle esperienze della vita - è così che il sindaco Brenda Barnini descrive Germano Pacelli - di una generosità concreta e votata ad un obiettivo, quello della memoria e dell'imperativo a non dimenticare. Per questo è stato accolto con immenso piacere il dono che ha fatto alla nostra città, e per questo abbiamo deciso di collocarlo in uno spazio protetto, attiguo a uno dei luoghi più densi di memoria per Empoli: piazza XXIV Luglio. Uno spazio che sta diventando un luogo di incontro e di scambio e che abbiamo voluto recuperare anche come tributo a quei ventinove cittadini, che il 24 luglio del 1944 furono fucilati per rappresaglia dalle truppe naziste».

«È particolarmente importante che questa opera rappresenti la figura di una donna, meglio ancora di una madre in ricordo di tutte quelle donne che parteciparono , direttamente o indirettamente alla lotta partigiana. Penso – ha detto l’assessore alla memoria Eleonora Caponi – anche a quelle donne divenute martiri, con i propri figli, negli episodi degli eccidi di civili da parte dei nazisti, senza dimenticare tutte coloro che, in assenza dei propri compagni, partiti per il fronte o per la lotta partigiana o fatti prigionieri, restarono nelle loro case o sfollate a provvedere interamente a tutti i bisogni della famiglia».

Alla cerimonia di consegna della statua era presente anche Rolando Fontanelli, partigiano empolese attivo nella brigata ‘Cremona’, stessa classe di Pacelli, 1924; e una rappresentanza dell’Aned di Empoli col presidente Alessio Mantellassi.

Perché Empoli - Compagno di quella prigionia fu un empolese, di cui l'anziano scultore non ricorda il nome. Con lui scappò dal campo di prigionia e intrapresero, assieme, il lungo e complesso viaggio che li avrebbe riportati in Italia. Le loro strade si divisero a Bologna. Pacelli prese quindi parte, da partigiano, alla guerra di liberazione nella brigata Bozzi, divisione Legnano. I due si rividero, dopo la guerra, una sola volta. Il compagno empolese, insieme a tutti gli altri morti nei combattimenti, è un pensiero costante nella memoria di questo 'giovane' novantenne, uomo di montagna, di poche parole e di acuti pensieri. Per questo motivo ha deciso di donare una delle sue sculture alla nostra città.

L’opera - Un mamma in fuga, con in braccio il suo bambino, memoria viva di brani di vita vissuta, drammatica, trascritta in un linguaggio semplice, velato di malinconia, lontano da ogni forma pietistica e teso ad un unico obiettivo, quello di non dimenticare. Questo desiderio spinge ancora oggi Germano Pacelli a dipingere, a scolpire, a incontrare scolaresche, a parlare coi ragazzi lasciando segni tangibili, a memoria di chi rimane.

Pubblicato il 12 luglio 2018

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