Una storia d'amore, musica e rinascita: quella tra Duccio Limberti e Lali Burduli

«Sono stata un'insegnante e una ricercatrice nel mio Paese, ma vengo da un percorso di grandi difficoltà e sofferenze - confida Lali -. Da quando ho conosciuto Duccio la mia vita è cambiata. Non so chi di noi due è di maggior conforto all'altro. Ci sono giorni che io per lui sono la mamma che consola e altri in cui sono io ad avere bisogno della sua spalla per appoggiarmi». Si commuove fino alle lacrime

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Arrivando con l'ascensore al piano accoglienza dell'Ospedale di Campostaggia è facile incontrare un dipendente che da ventotto anni presta servizio presso il Centralino. Si tratta di Duccio Limberti, una di quelle persone a cui tutti vogliono bene per il suo carattere aperto e gioviale. Impossibile non fermarsi a fare due chiacchiere o una battuta incontrandolo. Basta chiamarlo, appoggiare una mano sul suo braccio ed è fatta. Lui ti riconosce al volo, basta la voce. Sì, perché Duccio è non vedente ed è sempre pronto a incontrare un amico e ad offrirgli un caffè. E' in uno di questi incontri in cui fra un caffè, io, e tre tramezzini, lui, in una breve pausa riesce a raccontarmi che ha una compagna da qualche anno, che sono felici come due adolescenti e si ritiene un uomo molto fortunato. 

Si vede che è felice: il tono della voce e la voglia di raccontarsi non hanno bisogno di conferme. Qualcuno ha definito la vita dei non vedenti "una vita al buio", ma non è il caso di Duccio e, conoscendolo da vicino, è facile rendersi conto di quanta luce accendano nel suo cuore gli altri quattro sensi (in fondo è noto che la vista rappresenta un limite all'immaginazione). «La mia vita è arricchita da tutti quelli che, avendo la possibilità di vedere, condividono con me la loro esperienza. Loro, i vedenti, mi trasmettono le loro sensazioni ed io con la mia immaginazione faccio il resto». E' con l'aiuto dei suoi genitori, a cui è molto grato, e di chi ha condiviso il suo percorso di vita che Duccio si è avvicinato alla musica. Grazie a quella piccola tastiera ricevuta in dono dal nonno a soli quattro anni e poi sotto la guida del Maestro Enzo Conti è riuscito a diplomarsi in teoria e solfeggio presso il Conservatorio Martini di Bologna, dopo essersi  già diplomato al Liceo Linguistico di Radicondoli. 

Oggi Duccio è appassionato alla musica di ogni genere e condivide questa sua passione con Lali Burduli, della Georgia caucasica che, da qualche anno, è la sua compagna inseparabile e che insieme a lui, a dispetto dei suoi bei capelli argentati, sta vivendo l'adolescenza del cuore. Con lui condivide la militanza nel coro Clara Harmonia e anche tante serate di beneficenza nelle quali lo accompagna cantando le canzoni di cui Duccio stesso ha curato l'arrangiamento. Un connubio felice che ha dato vita ad un CD dal titolo inequivocabile "L'Italia canta la Russia" e questo amore per la bella georgiana lo sta impegnando ad imparare anche la sua lingua oltre al francese, l'inglese e lo spagnolo che già conosce. 

«Sono stata un'insegnante e una ricercatrice nel mio Paese, ma vengo da un percorso di grandi difficoltà e sofferenze - confida Lali -. Da quando ho conosciuto Duccio la mia vita è cambiata. Non so chi di noi due è di maggior conforto all'altro. Ci sono giorni che io per lui sono la mamma che consola e altri in cui sono io ad avere bisogno della sua spalla per appoggiarmi». Si commuove fino alle lacrime. E lui, che non vede ma sa, aggiunge: «Non siamo della stessa riva, non abbiamo seguito lo stesso cammino ma cerchiamo lo stesso porto».

«Con Lali è diventato secondario anche il problema che ti accompagna fin dalla nascita?» gli chiedo. Lui risponde prontamente «Il problema è un problema se viene recepito come tale da chi lo vive ma a volte è solo negli occhi di guarda, io l'ho sempre vissuto con serenità, affrontando gli ostacoli della vita con positività grazie anche a chi mi ha sempre sostenuto. Ho avuto delusioni d'amore, ho perso amici cari ma ho sempre guardato avanti sentendomi una persona fortunata per tutto quello che la vita mi ha dato fino ad oggi». E a questo punto non mi rimane che attingere ad una massima di Dan Brown per dare un giusto senso alle parole di Duccio: «A volte è sufficiente un cambiamento di prospettiva per vedere la luce».  

Antonella Lomonaco

Pubblicato il 19 marzo 2018

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