Vincenza Marzi: 100 anni di storia toscana e una delle fondatrici dell'Auser di Empoli

Omaggiata dal Sindaco Barnini, ha ricevuto gli auguri della presidente territoriale Daniela Tinghi e la visita dei vice presidenti Soldi e Cioni

 VINCENZA MARZI
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Cento anni di storia toscana, un grande traguardo raggiunto anche per Vincenza Marzi che, oggi lunedì 3 agosto 2020, nella sua casa in via Giosuè Carducci, 31, ha festeggiato insieme all’amore della sua numerosa famiglia. Vincenza è la donna che non ti aspetti perché non la conosci ma che, grazie alla narrazione puntuale di uno dei suoi amati nipoti, Lorenzo Terreni, emoziona e fa riflettere. E da’ un bel messaggio di vita alle generazioni future. Ecco perché vale davvero la pena conoscerla.

Una storia tutta toscana
 

Vincenza nasce a Empoli in via Giuseppe del Papa nel 1920, da Aurelio Marzi, reduce della guerra 15-18, pompiere durante la seconda guerra mondiale e poi facchino della compagnia della stazione ferroviaria nel dopoguerra, e Teresa Valori, figlia unica. Costruisce un particolare rapporto con la nonna materna Giuditta, infermiera, figura femminile forte e riferimento importante per tutta la sua vita. Studia dalle suore dove matura subito una passione per il canto, dove emerge diventando protagonista di un'operetta, Zurica, nel 1937. Grande successo nella Empoli dell'epoca fascista, fu richiesta dalle autorità del regime a cui rispose con un diniego. Ad un certo punto uno zio anarchico (Fabio Ragionieri) spesso arrestato senza motivo, fu mandato nella prigione empolese a causa di un attestato in cui lui non era assolutamente coinvolto, lasciando la famiglia senza sostentamento. La giovane Vincenza diciassettenne, preoccupata per la loro sorte, chiese al babbo di un'amica, carabiniere, un aiuto e lui le rinnovò l'invito a cantare per i fascisti in cambio della liberazione dello zio.

L'accordo andò in porto e lo zio fu rilasciato senza processo, così come era stato incarcerato. In quei giorni Vincenza fece anche un provino per l'EIAR, la RAI di quei tempi ma non proseguì la selezione per divergenze familiari, ma la passione per la musica l'ha sempre accompagnata. Poco dopo Vincenza conosce Oscar Terreni, metalmeccanico alla Piaggio di Pontedera, una grande differenza di età, 12 anni, ma anche un grande amore, da cui nasceranno Elvio, Liusca e Miria. Elvio ha solo due mesi di vita quando un bombardamento effettuato dagli alleati distrugge la loro casa alle Cascine di Empoli, che loro avevano preventivamente abbandonato, andando sfollati alla Tinaia. I neo sposi scapparono ben presto anche da lì, trattandosi di un avamposto della linea gotica, andando in Tomba di Berto, zona collinare nei pressi di Montespertoli, altro luogo non sicuro da cui si spostarono alla volta di Montaione, con il piccolo Elvio e poco altro. Vincenza si trova così a vivere esperienze ben lontane da una infanzia da figlia unica in un contesto privilegiato rispetto alla media di quel periodo. Finalmente nella primavera del 1944 la famiglia Terreni torna a Empoli, in un appartamento in via Leonardo da Vinci e mentre Oscar entra alla cooperativa di consumo, futura Coop, di cui diventerà ispettore e poi dirigente, Vincenza lavora in casa, dove cuce impermeabili per la ditta Emaci e poi per altre confezioni nel corso degli anni.


La famiglia Terreni cresce e dopo Elvio nascono Liusca e Miria. Negli anni 60 mentre la società vede cambiamenti epocali cresce anche la passione di Vincenza e Oscar per i viaggi, con tutti i mezzi utili per evitare l'aereo, che Oscar teme. Questa paura, paradossalmente, si era sviluppata quando Oscar lavorava alla costruzione di aerei da guerra alla Piaggio.
Si inizia nel 1965 con un viaggio a Parigi per celebrare l'anniversario di matrimonio, per proseguire poi con altre capitali europee ma anche Casablanca. Vincenza continuerà a viaggiare anche una volta rimasta vedova, nel 1987: Russia, Stati Uniti, Egitto, Siria, Giordania e molte altre destinazioni, adesso potendo viaggiare in aereo. Un'altra passione lunga quanto la sua vita è l'impegno sociale. È dopo l'alluvione del Polesine che Vincenza inizia a frequentare le case del popolo. Il marito, dirigente del PCI locale, non la forza mai a prendere posizione, rispettando i suoi tempi e mostrandosi orgoglioso del suo progressivo coinvolgimento.
Vincenza racconta sempre il voto a favore della Repubblica anziché della monarchia, nel 1946, quando il marito le disse soltanto: "cosa ti ha dato il re?".
Vincenza matura così un connubio tutto personale tra fede e politica, basato sul principio di uguaglianza.
 

La definizione che lei dà di se stessa è di persona cattolica ma né beghina, né bigotta e rimane pienamente convinta di incontrare di nuovo Oscar in qualche modo. Sul finire degli anni 80 Vincenza è tra i fondatori dell'Auser e Filo d'Argento di Empoli, luogo di confronto e vita comunitaria di cui è rimasta colonna portante anche quando ha dovuto interrompere il servizio. Nel 2005, con la nascita di Martina, Vincenza diventa bisnonna, che lei afferma essere un traguardo che augura a tutti ("sbinnonna è molto più che nonna"). Oggi è bisnonna di altri 4 pronipoti: Tommaso, Emma, Gregorio e Nicola. L'augurio che ripete ai nipoti e ai pronipoti è quello di viaggiare, conoscere nuove culture e arricchirsi di nuovi stimoli. Omaggiata con una pergamena e un’orchidea dal Sindaco Brenda Barnini, insieme anche ai due vice presidenti territoriali dell’associazione, Sabatino Soldi e Corrado Cioni, Vincenza ha ricevuto anche gli auguri più affettuosi e sinceri della presidente territoriale, Daniela Tinghi, impossibilitata ad essere presente.

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Pubblicato il 3 agosto 2020

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